Inizio della pagina -
Logo dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca
|
Visita la Versione ad elevata leggibilità
|
Vai al Contenuto della pagina
|
Vai alla Fine dei contenuti
|
Vai al Menu Principale
|
Vai alla Barra di navigazione (sei in)
|
Vai al Menu di navigazione (albero)
|
Vai alla Lista dei comandi
|
Vai alla Lista degli approfondimenti
|
Vai al Menu inferiore
|
|Lista dei comandi|
Inaugurazione Anno Accademico 2000-2001 - Intervento dei rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio di Amministrazione
Intervento di Alessandro Cipollini - Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Amministrazione, lista Obiettivo Studenti
Alessandro Cipollini - Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Amministrazione, lista Obiettivo Studenti

Saluto tutte le autorità presenti, i docenti e gli studenti, e vi ringrazio della possibilità che mi date di esprimere alcune brevi osservazioni. Lo scorso anno, in questa stessa sede, alla presenza del ministro Zecchino, avevamo manifestato la nostra preoccupazione e i nostri interrogativi di fronte alla incombente riforma dell'università. L'intento era quello di aumentare il numero di laureati e diminuire la permanenza degli studenti entro le mura universitarie. Il risultato appare sempre più chiaramente quello di una liquidazione dell'idea stessa di università e la sua trasformazione in un super-liceo a largo spettro e a bassa intensità. Luciano Canfora, dalle colonne del Corriere della Sera, ha affermato che questa riforma - cito - "è il più grave provvedimento che abbia mai investito il nostro sistema universitario (...): il luogo di formazione del sapere critico viene definitivamente ridotto a sede di informazione di base". "E' segno di demagogia suicida - continua Canfora - trattare un paese, che già disponeva di strutture avanzate, come se fosse un paese emergente, bisognoso di dotarsi, quasi fosse una tabula rasa, dei primi elementari strumenti di acculturazione di massa" (Corsera,12.2.01). E' interessante che un giudizio così grave sia espresso dal professor Canfora, che è culturalmente vicino all'area politica che ha voluto questa riforma dell'università in continuità con la riforma, altrettanto devastante, della scuola. Anche se forse il Magnifico Rettore non sarà d'accordo, ci sembra che le prime realizzazioni, laddove si è già partiti, e la nuova impostazione della didattica stabilita dalla riforma, che traspare dai regolamenti, mostrino in atto uno smantellamento dell'università. Finora si è sentito parlare della riforma, da chi se ne è occupato, esclusivamente nei termini di tecniche e di procedure: bisogna attuare correttamente - si dice - le indicazioni del ministero, senza perdere tempo con altre domande. Ma le procedure e le tecniche non hanno il dono della neutralità, vanno sempre da qualche parte, a dispetto di ogni supposizione contraria. E così ci troveremo in mano una università che forse nessuno ha voluto, ma che tutti hanno accettato senza colpo ferire, almeno sino a qualche sussulto recente. La questione cruciale, che viene di fatto smantellata da questa riforma, è quella del rapporto educativo-formativo. Il valore dell'università sta tutto nella sua capacità di mettere in un rapporto attivo e proficuo chi è maestro - e fa della ricerca del vero in tutti i campi la sua passione prima ancora che il suo mestiere - e chi desidera imparare un sapere e un metodo per affrontare criticamente la realtà intera. Diventerà impossibile salvaguardare il rapporto maestro-allievo all'interno di una impostazione fondata sulla erogazione di informazioni di base per addestrare a "fare" e non a "pensare". L'immagine di percorsi snodati, divisibili in moduli parametrabili (tot ore, tot pagine, tot notizie, ecc.), con il pretesto di essere al passo coi tempi, ci sta confezionando una università per anonimi "funzionari della didattica", non per autentici ricercatori e maestri, con i quali gli studenti possono scegliere di fare un cammino e non soltanto un modulo e una serie di compitini. E quando si insinua e si ratifica una divisione tra la ricerca e la didattica si segna la fine dell'università e l'inizio del super-liceo. Di fatto, la matematizzazione dell'attività formativa, l'inevitabile riduzione dei programmi e la modularizzazione dell'insegnamento imporranno la divaricazione tra ricerca e didattica e svuoteranno di ogni senso concreto la libertà di insegnamento. Dal triennio usciranno presumibilmente, come dice Cesare Segre, "dei laureati che al massimo hanno assimilato una serie di conoscenze, ma non hanno idea di come queste conoscenze siano state elaborate, si connettano tra loro e col mondo" (Corsera,14.02.01). Nessuno può farsi illusioni sul livello di formazione di chi passerà sei semestri a fare mini-programmi con moduli, compiti, compitini, test e quiz, per acquisire i sospirati "crediti". La seconda questione è quella dell'autonomia. Questa riforma è un bell'esempio di nominalismo, poiché dietro la parola autonomia c'è in realtà ancora il centralismo della burocrazia ministeriale, che controlla in modo pressoché totale (66% in teoria, ma nei fatti ben di più) la distribuzione dei crediti (così da continuare ad eludere alcuni gravi problemi aperti, come per esempio quello del valore legale del titolo di studio). In questo modo gli atenei non potranno formulare percorsi formativi qualificati, ma solo moltiplicare titoli di corsi di laurea e denominazioni a mo' di specchietti per le allodole. Intanto, con l'autonomia, il Politecnico di Torino si è già visto respingere da Roma il suo regolamento didattico. Vedremo come andrà a finire per gli altri. La riforma non si può fermare. D'accordo. Ma si può correggere. Riteniamo urgente mettere in discussione la logica che la ispira e non arretrare di fronte al deserto che avanza. Concretamente, occorre promuovere proposte di "correttivi" normativi in grado di scongiurare una applicazione rigida e centralistica della riforma e di assicurare perciò maggiore autonomia e soprattutto maggiori spazi di libertà, affinché la dequalificazione dell'insegnamento e dell'apprendimento non rappresenti l'unica strada percorribile. Alcune proposte in questa direzione sono già state avanzate dai professori Canfora e Panebianco, e auspichiamo che altre se ne formulino. Noi abbiamo da tempo sollevato interrogativi e aperto il dibattito con i nostri docenti attraverso una Lettera Aperta. Ci sia consentita una osservazione finale. Denunciamo il fatto che gli studenti non sono stati in molti casi neppure interpellati - come invece la legge prevede. Il Senato accademico della Bicocca, che attualmente non prevede nemmeno la partecipazione dei rappresentanti degli studenti, ha ritenuto fondamentale raccogliere il parere delle segreterie per l'attuazione tecnico-burocratica della riforma, ma non ha ritenuto necessario chiedere il contributo degli studenti. Ma come può l'università non riconoscere e valorizzare il contributo degli studenti? In questo senso, abbiamo portato in seno al Senato accademico integrato (dove è contemplata la presenza di rappresentanti) una serie di proposte per la stesura del nostro Statuto, corredate di numerosi riferimenti legislativi, che ci auguriamo vengano prese in seria considerazione. Una università dovrebbe favorire, stimandolo parte essenziale del suo compito, la formazione di soggetti consapevoli e critici, capaci di prendere iniziativa e di assumersi responsabilità, disponibili a investire idee e energie nell'ambiente in cui vivono. Anche a questo riguardo occorrono idonei strumenti normativi e una concreta disponibilità a fornire spazi. Il lavoro che resta da fare è ancora molto. Ne vale la pena, perché non si possa dire "c'era una volta l'università". Vi ringrazio della attenzione che mi avete voluto accordare.

Intervento di Simone Luchessa - Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Amministrazione, lista Rete Democratica
Simone Luchessa - Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Amministrazione, lista Rete Democratica

Noi studenti abbiamo vissuto direttamente la crescita di questo ateneo. Crescita a cui abbiamo concorso portando il nostro contributo nei vari organi accademici. Riconosciamo i miglioramenti avvenuti in questi anni , ma non possiamo esimerci dal chiedere degli ulteriori sforzi tesi a risolvere alcuni problemi da noi particolarmente sentiti. Siamo infatti ancora ben lontani dall'idea di moderno campus universitario, idea che è alla base del progetto di questa università. Mancano ancora numerosi servizi per noi importanti come i pensionati universitari, la mensa ed una rete di trasporti pubblici che meglio ci colleghi alla città. Notiamo anche con preoccupazione che già oggi sono insufficienti gli spazi studio per gli studenti, che aumentano, e continueranno ad aumentare, di anno in anno. Sappiamo che le soluzioni per alcuni di questi problemi si stanno trovando: noi auspichiamo che siano applicate in tempi brevi. Rimaniamo comunque convinti che certi servizi dovevano essere garantiti fin dal primo anno di vita di questo ateneo. Un'altra tappa fondamentale per la crescita della nostra università è la stesura dello Statuto da parte del Senato Accademico Integrato. Noi lavoreremo e ci batteremo affinché in questo Statuto siano inserite delle norme che consentano di creare un'università dove gli studenti possano realmente incidere nelle decisioni, per evitare che siano relegati ad un ruolo puramente formale, come spesso accade oggi. In questa occasione vogliamo anche parlare del problema del Diritto allo Studio. Lo definiamo un problema perché in questo campo la situazione è tutt'altro che buona. Allo stato attuale infatti più di 2000 studenti idonei, ossia che soddisfano sia i requisiti di merito che quelli di reddito, rischiano di non ricevere la borsa di studio. Questo perché la Regione Lombardia non ha destinato lo stesso stanziamento dello scorso anno agli I.S.U., Istituti per il Diritto allo Studio Universitario. Decisione che si accompagna a quella di tagliare del 10% i fondi per la gestione ordinaria degli enti citati. Noi riteniamo indispensabile un'inversione di tendenza. Stiamo reclamando semplicemente che sia garantito un diritto che a noi sembra talmente fondamentale che facciamo fatica a capire come per altri non sia così. Infatti noi chiediamo soltanto che degli universitari che hanno dei buoni risultati e delle oggettive difficoltà economiche vengano aiutati. Questa situazione si inserisce tra l'altro in un contesto cittadino in cui, oltre ad un basso numero di posti-letto nei pensionati universitari, non vi è traccia di una politica rivolta a risolvere il problema degli alloggi per gli studenti. Politica attuata in altre città e da noi più volte invocata, purtroppo inutilmente. Siamo in un periodo in cui i vari atenei italiani si stanno facendo una grande concorrenza, che è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Uno dei parametri che le future matricole utilizzeranno per scegliere in quale ateneo iscriversi sarà quello dei servizi offerti,sia dall'ateneo stesso, sia dalla città che lo ospita: dobbiamo riconoscere che in questo campo questa città è oggettivamente molto indietro rispetto ad altre realtà. Si sta anche parlando di una riforma degli I.S.U.: noi auspichiamo che questi enti, qualunque forma organizzativa assumano, ritornino a lavorare seguendo un unico obiettivo: quello di fornire un adeguato sostegno agli studenti, erogando i servizi necessari. Ci auguriamo inoltre che in futuro si raggiunga un maggiore equilibrio tra le quantità di contributi assegnati alle varie università, perché oggi notiamo un netto squilibrio a favore degli atenei privati. Quella del Diritto allo Studio non è comunque la nostra unica preoccupazione. Anche la situazione che affronteremo dopo la laurea si prospetta difficile. Nutrivamo molte speranze nella ventilata riforma degli ordini professionali. Credevamo che si potesse rendere più facile l'accesso alle libere professioni per noi studenti, togliendo certi ostacoli che alcuni ordini hanno creato, secondo noi seguendo delle logiche corporative e comunque troppo penalizzanti per chi si è appena affacciato nel mondo del lavoro. La bozza di regolamentazione sull'accesso alle libere professioni che abbiamo potuto leggere in questi giorni frusta le nostre speranze perché, di fatto, cambia poco o nulla e, in alcuni casi, a nostro parere, peggiora la situazione. Un discorso a parte merita la questione degli studenti della Facoltà di Medicina. Denunciamo l'assoluta mancanza di informazione riguardo il numero di posti disponibili per le scuole di specialità, nonostante i concorsi siano già stati svolti a febbraio. Una nota ministeriale del novembre scorso prospettava una sensibile riduzione di questi posti, e le notizie che stiamo apprendendo in questi giorni confermano questa ipotesi. Noi ci opponiamo a questa riduzione perché rappresenta sia un forte disagio per gli studenti di medicina, ormai obbligati a seguire il percorso della specializzazione post-laurea, sia uno sbarramento imposto, anche in questo caso, per difendere i privilegi di pochi contro il diritto di tutti alla formazione. Gli studenti di medicina vogliono chiarimenti e garanzie di non riduzione dei posti; se non li otterranno sono pronti ad indire una mobilitazione a livello nazionale. Prima di concludere ci sembra giusto esprimere la nostra opinione riguardo alla riforma universitaria. Una riforma che potrebbe mutare sensibilmente l'università italiana. Usiamo il condizionale perché registriamo delle forti resistenze da parte di un settore del corpo docente a questa prospettiva di cambiamento. Resistenze che purtroppo in qualche caso non nascono da una valutazione critica di questo provvedimento, ma soltanto dalla volontà di non mettere in discussione la propria posizione ed il proprio status. Questo fatto ci preoccupa, perché troppe volte delle riforme, positive sulla carta, sono state stravolte nel momento dell'applicazione. Un altro punto importante della riforma riguarda la competizione tra gli atenei. Per fare in modo che questa competizione esista realmente è indispensabile che sia valutata la qualità della didattica delle varie università, e che questa valutazione possa essere pubblicata e fatta conoscere all'esterno. Per fare ciò riteniamo indispensabile che siano tenuti maggiormente in considerazione i giudizi degli studenti. Solo in questo modo chi dovrà scegliere in quale università iscriversi potrà farlo ponderando al meglio le varie ipotesi. Su questo tema, e su tutti gli altri che abbiamo elencato, non rinunceremo mai a dire la nostra, augurandoci di trovare degli interlocutori attenti e non prevenuti verso le nostre istanze. Grazie


  
Nessun approfondimento presente per questa pagina
© 2005-2016 Università degli Studi di Milano-Bicocca -
Piazza dell'Ateneo Nuovo, 1 - 20126, Milano • tel. 02 6448 1 • Casella PEC: ateneo.bicocca@pec.unimib.it • P.I. 12621570154 • Amministrazione trasparente
- ultimo aggiornamento di questa pagina 12/04/2005