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Inaugurazione anno accademico 2004-2005
Monza, 31 gennaio 2005
foto palco
  • Indice
  • Discorso inaugurale del Magnifico Rettore Prof. Marcello Fontanesi
  • Intervento del Presidente del Consiglio degli Studenti Sig.na Valentina La Terza
  • Intervento del Presidente della Consulta del Personale tecnico-amministrativo
    Sig. David Savoca
  • Prolusione del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Prof. Lodovico Frattola sul tema: "Mente, cervello e le neuroscienze"
  • Intervento del Viceministro Ing. Guido Possa
  • Foto
Discorso inaugurale del Magnifico Rettore
foto rettore

Signor Vice Ministro, Eminenza, Magnifici Rettori, Signor Presidente della Provincia di Milano, Autorità, Colleghi docenti, Tecnici, Amministrativi, Studenti, Signore e Signori,

Monza

qualcuno si starà domandando perché l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca si tiene a Monza, e non, come in passato, nell'Aula Magna del Rettorato, a Milano.
Era da qualche tempo che andavo coltivando l'idea di celebrare l'avvio dell'anno accademico presso la sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia, qui a Monza. Innanzitutto desideravo, con quest'iniziativa, sottolineare l'attenzione con la quale il nostro Ateneo guarda alle attività di questa Facoltà e testimoniare l'apprezzamento per quanto è stato realizzato in questo polo didattico e di ricerca.
Volevo, inoltre, avere una occasione per ricordare gli stretti e proficui rapporti di collaborazione tra la Facoltà e l'Ospedale San Gerardo, che rappresenta la struttura di riferimento presso la quale i nostri docenti di Medicina svolgono la loro attività assistenziale e che ospita gran parte della formazione pratica di studenti, dottorandi e specializzandi della Facoltà, contribuendo in modo significativo con il suo personale all'attività didattica.
Mi sembrava, infine, opportuno ribadire l'interesse degli Organi di Governo della nostra Università per un rafforzamento del polo universitario di Monza sia con il potenziamento delle strutture e delle iniziative didattiche e di ricerca della Facoltà di Medicina e Chirurgia sia mediante l'attivazione di nuove iniziative formative in base a un accordo di programma che veda coinvolti, oltre all'Università, enti locali pubblici e privati.
La presenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia ha già rappresentato un fattore di crescita della struttura ospedaliera e contribuirà alla nascita di ulteriori progetti nel settore delle tecnologie biomediche, quali la bio-informatica, la bio-ingegneria e le bio-tecnologie. L'iniziativa di Medicina ha inoltre stimolato nella comunità Briantea l'interesse per una maggiore presenza universitaria, anche in settori diversi da quello medico, che possa contribuire, con un'azione formativa adeguata e condivisa, allo sviluppo culturale e socio-economico del territorio.
A fronte di questa significativa presenza della Facoltà nel contesto sociale e sanitario, esiste una sentita preoccupazione per le recenti difficoltà di gestione economica delle
aziende ospedaliere e più in generale del sistema sanitario nazionale. La nostra preoccupazione è motivata dalle possibili ricadute negative sulla formazione sia dei 2.000 giovani studenti dei corsi di laurea sia degli oltre 600 laureati che stanno operando per acquisire competenze specialistiche. Non solo, ma la nostra preoccupazione è rafforzata dalla condivisa considerazione che, in regime di risorse limitate, i nostri docenti e, più in generale tutti gli operatori sanitari, non riescano a mantenere ed accrescere il loro valore professionale.

Teledidattica
Teledidattica

Per ovviare all'inconveniente del limitato numero di posti disponibili presso questa struttura, abbiamo deciso di diffondere l'evento in teletrasmissione sia in altre aule di questo edificio, sia nell'aula magna del rettorato, a Milano, sia presso le sedi staccate di Sondrio, Bergamo, Desio e Lecco che ospitano, nelle rispettive strutture ospedaliere attività didattiche pratiche degli studenti delle lauree tecniche sanitarie. Inoltre la cerimonia può essere seguita, anche, su Internet. Un saluto cordiale a tutti i colleghi ospedalieri, ai docenti e agli studenti che ci ascoltano e, che, spero, ci vedono.
L'apparato tecnico, che permette la tele-diffusione, non è stato realizzato ad hoc per questa manifestazione, ma è normalmente utilizzato per trasmettere le lezioni dei corsi di medicina di base da questa aula alle sedi ospedaliere prima menzionate dove vengono seguite dagli studenti che in quelle sedi svolgono, come ho detto, il tirocinio previsto dal piano di studi dei corsi di laurea per infermieri. Poiché le attività di tirocinio rappresentano una parte preponderante della formazione di questi studenti, circa il 50% dei crediti formativi pari a 2.700 ore di impegno per studente, che pertanto sono vincolati a frequentare a tempo pieno la struttura ospedaliera che li ospita, nell'impossibilità di spostare gli studenti abbiamo deciso di effettuare le lezioni frontali delle discipline di base e di quelle mediche affini qui, nella sede di Monza, e di teletrasmetterle presso le sedi sopra indicate. In tal modo si è anche assicurata la qualità e l'uniformità dell'insegnamento, nel quadro di un più ampio interesse dell'ateneo per le attività di eLearning. La tecnologia e il funzionamento dell'intero sistema sono stati forniti e messi a punto da Telecom Italia, con la quale è da tempo attiva una proficua collaborazione.

Un po’ di storia e la situazione attuale

Con l'anno accademico 2004/2005 ha preso avvio il settimo anno di vita dell'Università di Milano - Bicocca, istituita ufficialmente il 10 Giugno 1998. L'Università è nata mediante "separazione organica", tale è la denominazione riportata dagli atti ufficiali, dalla Università degli Studi di Milano. L'obiettivo della scissione era quello di decongestionare l'Ateneo, allora frequentato da circa 100.000 studenti, e nello stesso tempo permettere, accanto allo sdoppiamento di alcune Facoltà esistenti eccessivamente affollate (Scienze, Giurisprudenza, Medicina), l'avvio di nuove Facoltà o di nuovi corsi di laurea non esistenti in regione Lombardia o comunque non presenti nelle Università pubbliche lombarde.
Da quel momento l'Università di Milano - Bicocca è cresciuta, molto e molto rapidamente. Senza esagerare, per non annoiarvi troppo, vorrei ricordare alcuni numeri.

L'Università di Milano - Bicocca è, al momento, costituita da otto Facoltà e, per l'anno accademico in corso, presenta una offerta formativa composta complessivamente da 39 corsi di laurea triennale, tra cui, oltre a quella in teleconferenza già citata, due lauree a distanza con il metodo Nettuno, una laurea del vecchio ordinamento non ancora riformata, Scienze della formazione primaria e una laurea triennale interuniversitaria in collaborazione con l'Università di Bergamo, "Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria" destinata agli allievi dell'Accademia della Guardia di Finanza, 30 corsi di laurea specialistica, tra cui due a ciclo unico ("Medicina e chirurgia" e "Odontoiatria e protesi dentaria"), 15 Master di primo livello, 3 Master di secondo livello, 10 Corsi di Perfezionamento, 25 Dottorati di ricerca e 33 Scuole di Specializzazione.

Il numero totale di iscritti è di poco inferiore a 30.000, dei quali circa 28.000 alle lauree triennali e specialistiche. Credo si possa ragionevolmente affermare che l'obiettivo del decongestionamento sia stato raggiunto, tenuto conto che la nostra Università, oggi, ha una popolazione studentesca che è un po' più del 44% di quella dell'Università degli Studi di Milano, il 12% degli iscritti a tutte le Università lombarde pubbliche e private, e costituisce il quarto Ateneo Lombardo (non per importanza, sia chiaro, ma per dimensione di iscritti).
Per comprendere i motivi di uno sviluppo così veloce bisogna considerare che l'avvio ufficiale dell'Università, fissato a metà del 1998, era stato preceduto da un lungo periodo di preparazione e di avviamento. Infatti le prime attività, di quella che sarebbe stata la nuova Università, così come le strutture che dovevano ospitarla, erano state programmate, messe in funzione e gestite, a partire dai primi anni novanta, dall'Università degli Studi di Milano. Inoltre l'organico iniziale, sebbene per alcune discipline piuttosto limitato, era costituito da nuclei di docenti ampiamente affermati nell'ambito accademico, omogenei per interessi e, provenendo dalla medesima sede, predisposti alla collaborazione e con fini formativi e di ricerca ben chiari e condivisi. Va aggiunto, ancora, che l'attivazione, a Milano e in Lombardia, di alcuni dei nuovi corsi di studio era attesa con interesse da molto tempo. Infine, l'introduzione della lauree triennali, a seguito della riforma dell'ordinamento didattico, ha prodotto un significativo incremento di giovani interessati a ottenere un titolo di studio universitario.
Nel 1999,infatti, un anno dopo l'avvio dell'Università, veniva approvato il Decreto Ministeriale 509 che modificava profondamente l'assetto della formazione universitaria in particolare introducendo le lauree triennali e le lauree specialistiche, di durata biennale. Il decreto, a motivo di questa innovazione, ha preso il nome di tre più due.
Il nuovo ordinamento è stato applicato nel nostro Ateneo a partire dall'anno accademico 2000/2001. Nell'anno accademico in corso, è stato dato, pertanto, il via al quinto ciclo delle lauree triennali e al secondo ciclo delle lauree specialistiche.
L'introduzione del nuovo ordinamento ha provocato una crescita del numero degli iscritti, ha notevolmente aumentato l'impegno didattico e ha richiesto un consistente potenziamento delle funzioni gestionali e amministrative connesse con l'attività formativa. Inoltre ha richiesto un confronto con le rappresentanze del mondo del lavoro e delle professioni per la verifica della adeguatezza dei percorsi formativi con le competenze professionali richieste.
Alla fine del 2004, è, inoltre, stato approvato un ulteriore decreto che introduce alcune importanti correzioni alla precedente normativa.
Siamo pertanto ancora in una fase di sperimentazione della nuova normativa e in procinto di dover ulteriormente cambiare per adeguarci a quanto previsto da questo ultimo decreto. Ci troviamo in una condizione di assestamento e di adeguamento sia dei contenuti formativi sia delle metodologie didattiche, sia dei relativi strumenti gestionali e amministrativi ma dobbiamo essere in grado di programmare le nuove linee di intervento. Per effettuare una prima valutazione dei risultati ottenuti finora e per predisporci ad applicare le nuove disposizioni con maggiore consapevolezza abbiamo convenuto, a livello di Senato Accademico, di avviare nel corrente anno, nell'ambito di ciascuna Facoltà, un'analisi approfondita delle esperienze accumulate e delle problematiche incontrate nello stadio di applicazione iniziale del nuovo ordinamento al fine di procedere, in particolare, al riesame degli obiettivi formativi dei vari corsi di laurea attivati anche tenendo conto dei potenziali sbocchi occupazionali, ad una verifica della congruità tra gli obiettivi formativi e i contenuti disciplinari degli insegnamenti e ad un controllo della corrispondenza tra crediti formativi e carichi didattici previsti per gli studenti. C'è un impegno con i rappresentanti degli studenti che questo verrà fatto anche con il coinvolgimento delle Commissioni Paritetiche di Docenti e Studenti, operanti in ciascuna Facoltà, e mi ritengo garante che questo avvenga in maniera sostanziale e non formale.

Ricerca sugli abbandoni

Per poter meglio valutare l'efficacia dell'azione didattica, e in particolare quella susseguente all'entrata in vigore delle nuove lauree triennali, abbiamo svolto alcune analisi basate sia sulla banca dati delle carriere degli studenti del Servizio Segreteria Studenti sia su due indagini effettuate (nel 2002 e nel 2004) mediante intervista telefonica a studenti del nostro Ateneo, utilizzando le strutture del Centro CATI del Dipartimento di Sociologia.
Ci siamo concentrati su due elementi, gli abbandoni degli studi e la loro regolarità; dati significativi, per il governo delle attività formative, anche se non gli unici da considerare e comunque da considerare sempre con cautela. Ricordo che due degli obiettivi del nuovo ordinamento erano quelli di ridurre gli abbandoni aumentando il tasso di laureati e di ridurre la durata degli studi avvicinandola il più possibile alla durata legale. Nell'opuscolo che vi è stato consegnato, "Perduti e in ritardo" troverete i risultati delle indagini. Il titolo certamente un po' drammatico è stato scelto per sottolineare il peso dei due fattori sulla vita degli studenti.

I risultati dell'indagine, parziali, per la limitatezza dei dati disponibili, e validi unicamente per il nostro Ateneo, mostrano comunque tendenze utili per capire ciò che sta avvenendo. Ci limitiamo a alcuni risultati. E' sicuramente osservabile un buon miglioramento per gli abbandoni, quanto alla regolarità degli studi il miglioramento c'è ma richiede un analisi troppo dettagliata per poterla svolgere in questa occasione.
Gli abbandoni dopo il primo anno si sono ridotti del 10% e la regolarità alla laurea è salita dal 5% al 25% mentre la regolarità nel completamento dei crediti al terzo anno aumenta del 3%.
Per quanto riguarda gli studenti che abbandonano solo l'8% indica ragioni connesse con il buon funzionamento dell'Ateneo, un terzo circa attribuisce l'abbandono a scelte errate, che si possono far risalire a carenze di orientamento, mentre il grosso, cioè il 40% lo collega a motivi personali, soprattutto connessi con le scelte di lavoro.
Anche se i margini per un miglioramento a seguito di un intervento diretto dell'ateneo esistono, un buon numero di abbandoni sembra derivare da carenze più generali nel campo dell'orientamento, carenze di cui l'Ateneo condivide le responsabilità con tutto il sistema universitario e scolastico e con le strutture dell'amministrazione pubblica deputate a orientare le scelte formative e lavorative degli studenti. I risultati della ricerca sono una ulteriore spinta per proseguire con determinazione sulla strada del potenziamento delle attività di orientamento. Presso l'Ateneo è operante un Servizio di Orientamento che mantiene stretti rapporti con tutte le scuole del territorio potendo contare per questo sulla collaborazione della Direzione Scolastica Regionale. Di questo aiuto ringrazio il D. Dutto. Devo ricordare anche
Particolarmente serio appare il problema degli studenti che non possono dedicare tutto il loro tempo agli studi, soprattutto per impegni lavorativi continuativi o saltuari. La loro presenza costituisce un serio problema per il funzionamento dell'Ateneo a tutti i livelli, dal dimensionamento di spazi, servizi e risorse umane alla efficacia della didattica. La soluzione può consistere solo in una politica di diritto allo studio più incisiva e selettiva o come avviene in altri paesi, con un maggior ricorso, alla formazione a distanza, sfruttando in modo adeguato le tecnologie telematiche e informatiche. Possibilità che l'Ateneo sta esplorando a fondo.

Gli abbandoni degli studenti iscritti alle nuove lauree triennali, a parità di annualità confrontate con il precedente diminuiscono mediamente del dieci per cento, ma non vengono eliminati: tra il primo e il secondo anno di corso abbandona circa il 25% degli iscritti contro il 35% nel precedente ordinamento. Alla fine del terzo anno più di un quarto degli originari immatricolati ottiene il titolo di studio mentre nel vecchio ordinamento solo il cinque per cento circa otteneva la laurea entro la durata.
Gli studenti completamente in regola con gli studi al terzo anno di corso, che hanno cioè sostenuto positivamente tutti gli esami previsti e acquisito tutti i crediti relativi, aumentano del tre per cento. I risultati sono incoraggianti, anche se rimane molto da fare.

Dalle risposte degli studenti (2004) emerge che solo l' 8% del totale di chi ha abbandonato, attribuiscono la loro rinuncia a responsabilità direttamente riconducibili all'Università di Milano - Bicocca ( carenze di rigore o professionalità, inadeguatezza dell'organizzazione della didattica, scarsa disponibilità dei docenti, insufficienza delle strutture o malfunzionamento dei servizi); un terzo delle risposte spiega gli abbandoni con errori, dovuti a carenza di informazioni circa gli specifici contenuti del corso di studio prescelto, lacune nella preparazione scolastica o eccessive difficoltà di apprendimento.
La maggior parte delle motivazioni di abbandono, più della metà dei casi, hanno però a che fare o con ragioni di ordine personale e familiare o, assai più spesso (44% del totale), con motivi connessi alla necessità di trovare o svolgere un lavoro. Le responsabilità imputabili all'Università, ancorché non trascurabili e indicative di un margine di miglioramento, sono tuttavia decisamente contenute. Sono più significative le responsabilità indirette, che l' Ateneo, condivide con tutto il sistema universitario e scolastico e le strutture dell'amministrazione pubblica deputate a orientare le scelte formative e lavorative degli studenti. L'incremento di questo motivo di abbandono, che emerge dall'ultima inchiesta (2004) rispetto alla precedente (2002), sembra suggerire che, forse, con l'introduzione del nuovo ordinamento didattico sarebbe stato necessario prevedere un potenziamento delle attività di orientamento, mentre il terzo gruppo di motivazioni segnala l'esigenza di misure più incisive per il diritto allo studio.
Sulla regolarità degli studi, è necessario fare una ulteriore considerazione. Da alcune indagini traspare che un numero consistente di studenti, ad concentrati in alcune specifiche Facoltà, siano studenti lavoratori o studenti con lavori part-time o saltuari. Difficilmente questi studenti possono, in generale, frequentare e applicarsi con regolarità, con una evidente ripercussione sul regolare svolgimento del loro curriculum formativo. L'introduzione della formula del contratto di iscrizione all'Università part-time, introdotta con il nuovo ordinamento, per quanto riguarda il nostro Ateneo non ha avuto una risposta positiva, solo pochissimi ne hanno approfittato. La convivenza in una unica struttura formativa di studenti in grado di frequentare e di studenti, che per necessità o scelta, non frequentano, ostacola seriamente il raggiungimento di elevati valori di efficienza della didattica, e inoltre contrasta una efficace azione formativa, inceppando il buon dimensionamento delle strutture e dei servizi e il corretto uso delle risorse umane e finanziarie. La soluzione non può non consistere che in una politica di diritto allo studio più incisiva e selettiva o come avviene in altri paesi, con un maggior ricorso, alla formazione a distanza, sfruttando in modo adeguato le tecnologie telematiche e informatiche. Possibilità che l'Ateneo sta esplorando a fondo.

In questo specifico settore, vorrei brevemente ricordare alcune tra le più significative delle iniziative avviate di recente.

Centro di produzione multimediale

In un edificio di recente acquisizione è stato completato l'approntamento di un Centro di Produzione Multimediale CPM, un servizio di Ateneo tecnologicamente avanzato creato nell'ambito del Progetto QUA_SI, Scuola di dottorato interdisciplinare su Quality of Life in the Information Technology. Il Centro è destinato alla realizzazione di riprese televisive e cinematografiche per la produzione di oggetti multimediali.
Le attrezzature del centro vengono da un finanziamento MIUR, attribuito nel quadro della programmazione Triennale 2001-2003, da un contributo della Regione Lombardia e da un finanziamento dell'Ateneo.
eLEARNING
L'Ateneo ha attivato numerose iniziative di eLearning nel quadro di un piano messo a punto da una Commissione Rettorale in cui si è dato spazio sia all'impiego di strumenti per la didattica di base per grandi numeri, ECDL e lingue, sia a due corsi di laurea a distanza con il metodo Nettuno, sia a un corso, già citato, in teleconferenza, sia infine a numerose applicazioni specifiche e sperimentali nonché ad attività di ricerca avanzata svolta nei Dipartimenti di Informatica, Sistemistica e Comunicazione, di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione e di Scienze Ambientali e del Territorio, sede, tra l'altro, del progetto internazionale per l'Istituto Virtuale VICIM.
Nel 2005 saranno avviati dieci progetti pilota, selezionati da una commissione tra quelli presentati a seguito di un bando interno dell'Ateneo, che dovranno sperimentare e produrre prototipi di applicazioni avanzate.
Accordo con SpinLab
Tra le attività nel campo dell'eLearning voglio segnalare l'accordo quadro con il Laboratorio SpinLab della Frije Univeriteit di Amsterdam, diretto dal prof. Euro Beinat, per la sperimentazione di tecnologie innovative nel campo dell'eLearning basate su strumenti mobili e sulla filosofia Portfolio, che vede il discente soggetto attivo nel processo di eLearning. Una prima applicazione è già in corso per la costruzione del laboratorio OMADIS dedicato alla sperimentazione di tecnologie e pratiche dell'eLearning in contesti di mobilità, propinquità e ubiquità.

Servizio di Ateneo per le procedure applicate alla didattica

Per favorire un più efficace apprendimento delle competenze linguistiche e informatiche, obbligatorie, secondo il nuovo ordinamento, per tutti gli studenti qualunque sia il percorso formativo prescelto, è stato istituito un Servizio di Ateneo per le Procedure Informatiche Applicate alla Didattica con il compito di mettere a disposizione degli studenti moduli didattici on line per l'auto apprendimento e per test di valutazione riguardanti sia le lingue straniere sia l'informatica di base. Per tale attività sono installati più di 1.200 computer a esclusiva disposizione degli studenti. Utilizzando finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, erogati dalla Regione Lombardia, tramite questo Servizio, negli ultimi due anni, sono stati rilasciati 2.900 certificazioni ECDL start ed ECDL full (European Computer Driving Licence) e sono stati effettuati 21.000 test di conoscenza linguistica.

Disponibilità finanziarie

La nascita della nostra Università è avvenuta in un momento economicamente poco felice. L'elevato tasso di inflazione e l'esigenza di mantenere una politica finanziaria severa, strettamente basata sulla riduzione delle spese, per garantire al paese l'ingresso nell'area della moneta unica, non hanno permesso, fin dall'inizio, di largheggiare nelle risorse da destinare alle attività Universitarie. In aggiunta, in questi ultimi anni, il ristagno dell'economia ha creato ulteriori limitazioni ai finanziamenti che lo Stato è stato in grado di trasferire agli Atenei.
Le risorse finanziarie assegnate alla nostra Università, fin dalla sua nascita sono state largamente insufficienti. Il fondo di finanziamento ordinario, che rappresenta la dotazione dello Stato per il funzionamento dell'Università, è sempre stato nettamente inferiore, all'inizio anche di oltre il 40%, rispetto a quello che sarebbe spettato sulla base delle risultanze di un modello, messo a punto dal Ministero dell'Università, contenente una serie di parametri, la maggior parte dei quali riferiti alle dimensioni dell'Ateneo (studenti, docenti, corsi di studio) e, in parte, alla efficacia dell'azione formativa. Questo sotto-finanziamento è imputabile, oltre che alla carenza di risorse da destinare al sistema universitario, al semplice fatto che, essendo la nostra una delle ultime università nate, non aveva avuto il tempo e le occasioni per costituire un consolidato storico sufficientemente consistente.
Per eliminare questa disparità di trattamento, che non riguarda solo il nostro Ateneo ma, ad esempio quasi tutte le Università pubbliche della Lombardia, da alcuni anni è stato applicato un meccanismo di cosiddetto "riequilibrio", con l'intento di ripartire le risorse destinate all'intero sistema in modo da portare i finanziamenti di tutte le Università il più vicino possibile al valore teorico previsto dal modello. Ma la mancanza di consistenti risorse aggiuntive ha fatto si che il meccanismo previsto si risolvesse nel togliere a chi aveva di più per dare a chi aveva di meno. Fatto che potrebbe sembrare virtuoso se, in questo caso, il tutto non si risolvesse nel togliere a un povero per dare ad uno ancora più povero. Aggravando quindi la condizione del primo senza risolvere la situazione del secondo. E' pertanto evidente che solo in presenza di un incremento consistente dei finanziamenti destinati all'università potrà essere risolto non solo il problema del sotto finanziamento degli atenei che si trovano in una condizione analoga alla nostra ma più in generale la questione del sotto finanziamento di tutto il sistema universitario nazionale.
La decisione del governo di inserire nella Legge Finanziaria per il 2005 un congruo aumento del finanziamento ordinario per le Università rappresenta un segnale indiscutibilmente positivo, tanto più apprezzabile in quanto avviene in una situazione economica non facile e con il contenimento, se non di una riduzione, di risorse per quasi tutte le altre amministrazioni pubbliche. Un passo, dunque, importante per alleviare le sofferenze del sistema, ma non ancora sufficiente a soddisfare le effettive esigenze, in particolare per quanto riguarda la continuità temporale. Per permettere al sistema universitario italiano di allinearsi a quello europeo, e confrontarsi con questo, è necessario poter contare, come da tempo la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane va sostenendo, su un piano pluriennale di investimenti.
I Rettori sono ben consapevoli che la richiesta al paese di un incremento consistente dei finanziamenti pubblici deve essere giustificata e sostenuta con un forte impegno di accrescere l'efficienza, la trasparenza nella gestione e la verifica dei risultati ottenuti.
E' ampiamente condivisa la convinzione che il conseguimento di comportamenti più virtuosi in tutte le numerose e delicate questioni della vita universitaria possano essere conseguite soprattutto attraverso una convinta e sistematica applicazione di due principi basilari: l'autonomia delle Università nell'operare le loro scelte e la valutazione a posteriori dei risultati conseguenti a tali scelte. Scelte da operare, in ogni caso, coerentemente con gli indirizzi di Governo, valutazione da effettuare in base a criteri condivisi da parte di un autorità indipendente che garantisca l'omogeneità e l'obiettività dei giudizi.
L'assegnazione delle risorse deve avvenire sulla base dei risultati della valutazione delle attività: didattiche, di ricerca e di gestione. Coerentemente con questa linea la CRUI ha collaborato con il Ministero per la messa a punto di un nuovo modello per la determinazione del finanziamento ordinario destinato a ciascun Ateneo che tiene conto di parametri più direttamente collegati con la qualità dei risultati raggiunti nello svolgimento delle attività istituzionali.
Ma, e qui torniamo alla questione che ci coinvolge più direttamente, per poter essere valutati comparativamente in maniera corretta, è necessario garantire che le condizioni di partenza, fatte salve le diversità e le specificità, siano uguali e regolari per tutti. E' evidente che, essendo il finanziamento dello Stato preponderante rispetto alle entrate proprie delle singole sedi, una sua errata determinazione, in eccesso o in difetto, può produrre effetti perversi e distorcenti sulla quantità delle iniziative e sulla qualità dei risultati di un Ateneo e di conseguenza sul giudizio di valutazione. Pensando alla nostra situazione in Lombardia, che ci vede a confronto con Università di tutto rispetto, mi sembra di essere nella stessa condizione di chi si trova a partecipare a una gara di maratona concorrendo contro atleti di valore e costretto a partire con un handicap di una diecina di chilometri.
Quello che ci aspettiamo per il futuro immediato è che una parte consistente dell'incremento dell'FFO previsto dalla Finanziaria 2005 sia destinato a sanare le situazioni di sottofinanziamento. Ritengo che questo sia prioritario per permetterci di affrontare l'esame di valutazione in condizioni di equità.

Nonostante quanto detto, il Finanziamento ordinario della nostra Università è comunque aumentato, sia in seguito ad un parziale riequilibrio sia, anche, perché i risultati ottenuti ci hanno permesso di ottenere effetti positivi dall'applicazione del modello ministeriale.

Il contributo complessivo del MIUR, costituito dal Fondo di Finanziamento Ordinario, dal Fondo per l'Edilizia e da alcune altre voci minori, ha rappresentato, per il bilancio 2004 dell'Ateneo, il 69% delle entrate totali. Al budget dell'Università contribuiscono, inoltre, per il 16%, le tasse e i contribuiti pagati dagli studenti e, per il 15%, entrate per ricerca e servizi derivanti da ricerche su progetti nazionali, dell'Unione Europea o della Regione Lombardia, da ricerche sviluppate con Enti pubblici e privati, da attività commerciali e da attività svolte nell'ambito del Fondo Sociale Europeo.

L'entità delle entrate proprie, cioè la somma delle entrate dovute al contributo studentesco e quello derivanti da ricerca e servizi, costituisce il 31% dell'intero budget, superiore alla media nazionale uguale al 27%.
Il contributo studentesco, in percentuale uno dei più alti in Italia, è particolarmente significativo e costituisce un apprezzabile apporto per il funzionamento dell'Ateneo.

Personale docente

Il rapido incremento degli iscritti ed un organico di partenza limitato ci hanno penalizzato sia per quanto riguarda il rapporto tra studenti e docenti, sia per quanto riguarda il rapporto tra personale tecnico e amministrativo e docenti e tra personale tecnico amministrativo e studenti.
Le risorse limitate hanno evidentemente rappresentato un freno per un potenziamento dell'organico di docenti e di tecnici e amministrativi.

Per l'organico dei docenti la crescita iniziale è stata lenta, e per i tempi necessari all'espletamento dei concorsi e per l'esigenza di individuare gradualmente le competenze disciplinari da reclutare man mano che le attività didattiche prendevano forma. Il notevole incremento previsto per il 2005 è in parte dovuto alla immissione in massa di tutti i docenti chiamati dalle Facoltà ma la cui assunzione era stata impedita, negli ultimi due anni, dal blocco delle assunzioni, e in parte conseguenza della decisione degli organi di governo dell'Università di effettuare un elevato numero di concorsi per ricercatore.

Mi fa piacere ricordare che, dal momento della nostra istituzione ad oggi, il 70% dei concorsi (o meglio delle procedure di comparazione) banditi hanno riguardato posizioni di ricercatore. Attualmente sono in servizio più di 300 ricercatori di ruolo ed entro la fine dell'anno, durata dei concorsi permettendo, dovrebbero diventare quasi 400.

Vorrei aggiungere che, compatibilmente con le risorse, abbiamo sempre puntato su una politica di reclutamento dei giovani. Attualmente sono con noi, oltre ai 300 ricercatori di ruolo, circa 1.200 tra iscritti al dottorato di ricerca e alle scuole di specializzazione e laureati e PHD con contratti di ricerca, molti dei quali con borse o assegni attivati con il finanziamento di aziende o di enti.
L'attuale rapporto tra studenti e docenti nelle varie Facoltà si presenta allineato con quello medio delle Università nazionali, tranne che per la Facoltà di Economia e per quella di Scienze della Formazione, per le quali risulta maggiore. Questo rappresenta un problema tanto più urgente da risolvere in quanto le due Facoltà in questione sono tra quelle con un maggior numero di iscritti. Tuttavia, il fatto che il rapporto studenti-docenti sia, in generale, in linea con quello medio nazionale non rappresenta un segnale particolarmente indicativo. Infatti il valore medio italiano del rapporto studenti-docenti è il doppio di quello medio Europeo. Importante è sottolineare che, nonostante la forte crescita del numero degli iscritti, la limitatezza delle risorse finanziarie, i tempi lunghi dei concorsi, il blocco delle assunzioni, siamo riusciti ugualmente a mantenere il rapporto in questione a un livello accettabile. Migliorarlo rappresenta in ogni modo un obiettivo primario.

Personale tecnico amministrativo

Gli adempimenti richiesti dal nuovo ordinamento didattico, la complessità delle funzioni che oggi vengono richieste, sempre più numerose, alle Università e la mutata sensibilità per la qualità dei servizi, da parte degli studenti e del personale universitario, richiedono organici di personale tecnico e amministrativo non solo numericamente adeguati ma soprattutto con una buona preparazione e con competenze specifiche.
Al momento dell'avvio dell'Università, l'organico tecnico-amministrativo, costituitosi per opzione e proveniente dalla Università di Milano, era molto ridotto. Nei primi anni dopo la fondazione, avevamo avviato un buon numero di concorsi e l'organico, seppure ancora lontano dall'essere sufficiente a coprire tutte le esigenze, era comunque cresciuto di circa il 60%.

L'obiettivo della nostra programmazione, compatibilmente con le risorse disponibili, era quello di raggiungere almeno la parità tra il numero di docenti e quello dei tecnici e degli amministrativi, considerando sia quelli da destinare all'amministrazione centrale sia quelli operanti presso le strutture decentrate, Facoltà e Dipartimenti. Il programma di crescita non poteva che essere graduale perché doveva evidentemente tener conto sia dei mezzi finanziari utilizzabili sia del fatto che il personale, una volta selezionato, doveva essere formato. Questo processo si è tuttavia interrotto perché, tra l'inizio del 2002 e la fine del 2004, è stato imposto il blocco delle assunzioni. Il tutto avveniva mentre entrava nel pieno dell'applicazione il nuovo ordinamento, mentre gli studenti crescevano rapidamente, mentre dovevamo provvedere a fornire ai docenti le strutture tecniche e amministrative per svolgere le loro attività istituzionali. La crescita è ripresa all'inizio di gennaio di questo anno, quando, tolto il blocco delle assunzioni, abbiamo potuto far prendere servizio ai vincitori dei concorsi che, nel frattempo, avevamo bandito.

L'organico dei tecnici e amministrativi è tuttora lontano da quello programmato e questo sta creando seri problemi al funzionamento di alcuni dei servizi più strategici.

Negli ultimi anni siamo riusciti a sopperire almeno in parte alla carenza di personale di ruolo ricorrendo a personale a contratto a tempo determinato. Questa soluzione, comunque, presenta l'inconveniente, a causa del numeroso turn over, di non poter addestrare in maniera soddisfacente il personale con conseguenze negative sulla qualità dei servizi forniti. Risultato finale: si è speso molto, si è ottenuto un servizio peggiore, e alla fine non possiamo contare su personale formato. Il blocco delle assunzioni ci ha permesso di conseguire il massimo dell'efficienza!

Tenendo conto del personale di ruolo attualmente in servizio e potendo contare su circa 100 anni uomo di personale esterno per attività date in out sourcing, abbiamo valutato che siano necessarie ulteriori 100 unità di personale tecnico e amministrativo per raggiungere una condizione di funzionamento soddisfacente. L'onere finanziario per queste assunzioni è compatibile con il rispetto della regola che impone di non superare come spese di personale il 90% del Finanziamento Ordinario teorico che il ministero dovrebbe erogare.

Possiamo, comunque concludere, che, nonostante le circostanze non siano state favorevoli, siamo riusciti a limitare i danni non peggiorando i rapporti numerici tra studenti, docenti e tecnici-amministrativi ma a migliorarli anche se in parte minima, come effetto delle ultime assunzioni.

Sento il dovere comunque di ringraziare tutto il personale per quanto ha fatto in questi anni, con impegno e con dedizione, e vi assicuro che non c'è in quello che dico alcuna traccia di retorica. Se la struttura ha retto e ha fornito comunque un servizio che a livello nazionale è di tutto rispetto lo dobbiamo soprattutto a loro. Gli studenti che hanno dovuto talvolta sopportare alcuni disagi, di cui giustamente si sono lamentati, sanno, però, che siamo sempre intervenuti, per eliminarli quando possibile, comunque almeno per renderli sostenibili.

Attività di ricerca

Il sistema universitario italiano rappresenta la risorsa scientifica più significativa del nostro paese sia per il numero di addetti alla ricerca, sia per il rilievo dei risultati conseguiti, in termini di pubblicazioni, brevetti, collaborazioni internazionali e per capacità di accedere ai finanziamenti dei programmi della Unione Europea. La comunità scientifica del nostro Ateneo sta fornendo, a sua volta, un contributo importante, seppure nei limiti delle sue dimensioni e delle sue specificità settoriali, per il mantenimento e il potenziamento di tale ruolo, convinta che solo attraverso un forte impegno nella ricerca si possa realmente incider sulla crescita della competitività del sistema paese nei suoi diversi aspetti, in particolare per quanto riguarda e la formazione del capitale umano e il rafforzamento e la diffusione dell'innovazione tecnologica e organizzativa per i settori delle imprese e dei servizi.
Perché questi obiettivi possano essere realmente perseguiti è necessario disporre di rilevanti risorse che purtroppo non possono essere reperite in misura adeguata dal finanziamento ordinario ministeriale, che come già detto è sottodimensionato. Nonostante questo, l'Università è riuscita a destinare, in questi ultimi tre anni, parte delle sue risorse, per circa 9,5 milioni euro, per l'acquisizione di apparecchiature scientifiche di rilevante impegno finanziario da destinare a ricerche di particolare valore scientifico - tecnologico. Mi sembra inoltre significativo segnalare che, finora, l'Ateneo non ha mai posto limiti di cofinanziamento per la partecipazione a progetti di ricerca nazionali ed internazionali.
Per mantenere e rinnovare le professionalità scientifiche e tecnologiche, per competere con possibilità di successo nella partecipazione ai bandi internazionali, per essere partner validi nel rapporto con il mondo delle imprese, è necessario disporre di risorse congrue da destinare alla realizzazione e implementazione di strutture di ricerca di standard elevato. Pertanto è necessario incrementare i finanziamenti destinati alla ricerca universitaria nell'ambito di una programmazione pluriennale che permetta di pianificare investimenti strutturali anche di dimensioni rilevanti.
In tale situazione, l'Ateneo si è attivato per acquisire i mezzi necessari, non solo ricorrendo ai limitati finanziamenti ministeriali, ma altresì ricercando il contributo di altri soggetti pubblici o privati.
In particolare con la Regione Lombardia, l'Ateneo ha stipulato una serie di accordi alcuni dei quali riguardanti la realizzazione di centri di eccellenza, finalizzati al trasferimento tecnologico nei settori delle Biotecnologie Industriali e delle Applicazioni Industriali dei Plasmi.
Il primo Centro è dedicato alla ricerca di potenziali farmaci attraverso la definizione di target biologici e la costruzione di molecole bioattive e allo studio di processi microbiologici per la sviluppo di prodotti alimentari e per la cosmetica.
Il secondo Centro, costituito di recente, si occupa dello sviluppo di processi a plasma per i materiali, l'ambiente e l'energia. Le applicazioni riguardano il trattamento delle proprietà superficiali dei materiali, il trattamento di gas nocivi per lo smaltimento dei rifiuti, la cogenerazione di energia, la conservazioni di beni culturali.
Altri accordi con la Regione, riguardano il "Centro di documentazione del rumore aeroportuale" e una struttura sperimentale consortile tra Università, PMI ed Enti Ospedalieri per lo sviluppo di piattaforme Bio-informatiche per la progettazione di farmaci e di diagnostica.
Ancora nel settore bio-medico e sanitario, e proprio nella sede che oggi ci ospita, l'Ateneo ha realizzato una delle sue iniziative più rilevanti concentrando sia risorse del MIUR, dedicate all'avvio di un Centro di Eccellenza riguardante le Neuroimmagini Cognitive Cliniche, sia risorse della Regione Lombardia e dell'Università stessa, rendendo possibile, in tal modo, la creazione di un Centro regionale per Ricerche Avanzate in Campo Sanitario. Il Centro, il cui costo richiederà, in una prima fase, un investimento di quasi 8 milioni di euro, sarà costituito da: un laboratorio di terapia cellulare genica; una struttura dedicata alla chirurgia della mano, microchirurgia ricostruttiva e trapianto di arti e una struttura riguardante l'utilizzo di un ciclotrone -Pet TC per lo studio di nuovi metodi diagnostici nel settore oncologico. Il Centro opererà come punto di riferimento per l'innovazione delle Aziende Sanitarie lombarde in tema di analisi multimodale delle immagini, terapia cellulare per il controllo del rigetto nei trapianti d'organo, utilizzo delle cellule staminali nel trattamento delle cellule del sangue e del metabolismo e, infine, sviluppo di nuove tecniche e protocolli chirurgici in materia di ricostruzione microchirurgica e trapianto degli arti. Il Centro sarà localizzato in spazi forniti dall'Ospedale S. Gerardo che metterà, inoltre, a disposizione anche il terreno sul quale sorgerà il bunker destinato al ciclotrone. Per la gestione del Centro di Ricerca e delle attività connesse, viene ipotizzato, come modello operativo, una fondazione, costituita dall'Università, dall'Ospedale e da altri soggetti pubblici e privati.
Visto che mi trovo a parlare di argomenti che riguardano la sanità, vorrei ricordare che è in fase avanzata di realizzazione la Fondazione "Monza e la Brianza per il Bambino e la sua mamma" a cui partecipano privati operanti nel sociale non-profit, il Comitato genitori-volontari Maria Letizia Verga e la Fondazione Tettamanti, l'Ospedale S. Gerardo, il Comune di Monza e l'Università, con l'obiettivo di creare all'interno dell'Ospedale un istituto materno-infantile di eccellenza per coniugare al più alto livello ricerca, assistenza e formazione.
Sempre mediante l'utilizzo di uno strumento cooperativo, l'Ateneo, l'Università degli Studi di Milano e l'Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, hanno costituito il Consorzio Genopolis per lo sviluppo scientifico e tecnologico della genomica funzionale. Questa iniziativa mette a frutto, anche per scopi diagnostici e terapeutici, le attività di ricerca pionieristiche condotte nel Laboratorio Gene Chip dell'Ateneo.
Nel settore dei materiali avanzati, è inoltre operante il Consorzio CORIMAV, costituito da Università e Società Pirelli. Tra i risultati più interessanti ottenuti, ricorderò solo quelli riguardanti il settore delle nuove composizioni di mescole per pneumatici ad alte prestazioni e quelli concernenti i materiali fotosensibili per applicazioni nella fotonica avanzata.
Per motivi di brevità mi è impossibile citare tutte le iniziative, anche solo quelle più rilevanti. Mi rendo conto di aver privilegiato nelle citazioni soprattutto tematiche con una più diretto interesse applicativo. Mi piace, pertanto, chiudere questo argomento ricordando una attività di ricerca fondamentale che utilizza però una tecnologia estremamente sofisticata. Si tratta del Laboratorio di Criogenia, realizzato in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nel quale è in funzione un refrigeratore a diluizione in grado di raggiungere una temperatura di 6 millikelvin, tra le più basse raggiunte al mondo, utilizzato, tra l'altro, per la misura criogenia della massa del neutrino.
Il nostro Ateneo ha svolto inoltre con continuità attività impegnative verso la comunità, nel campo delle politiche ambientali, particolarmente per ciò che attiene al problema della mobilità metropolitana, nel campo delle politiche sociali e di welfare, particolarmente sui problemi della povertà e nel campo dei servizi per l'infanzia e per la terza età.
Tra queste cito solo pochi esempi:
● Il Centro di ricerca interuniversitario CRISP, al quale partecipano numerose università, e che ha come scopo l'analisi dei servizi di pubblica utilità alla persona
● Il Centro interuniversitario per l'etica economica e la responsabilità di impresa dedicato all'approfondimento di temi concernenti l'economia etica, la responsabilità sociale dell'impresa e i problemi riguardanti l'economia della felicità.
● Il network of excellence sul tema "Quality of life, Social Inequality and Social Cohesion" finanziato dall'UE, nell'ambito del VI programma quadro, che raggruppa 15 diverse università europee e per il quale l'Ateneo di Milano Bicocca opera come referente Italiano.
● Il network INCLUES, progetto Comenius dell'Unione Europea per studi sull'integrazione e l'educazione cognitiva, con l'obiettivo di promuovere i processi di integrazione e l'educazione cognitiva nei paesi partner.
● Il Centro Interuniversitario di Ricerca sui Tempi Urbani, Tempi di Lavoro e Tempi Sociali, in collaborazione con il Politecnico di Milano, dedicato a studi riguardanti le programmazioni di Politica Urbana.
● Il progetto sui Processi percettivi, attentivi e rappresentativi con riguardo agli aspetti funzionali e neuropsicologici. Uno studio che indaga come si svolgono e come si sviluppano i processi di percezione, attenzione e rappresentazione spaziale con importanti ricadute applicative finalizzate alla riabilitazione di pazienti cerebrolesi.
Nella busta che vi è stata consegnata, è accluso un volume dedicato alla presentazione delle attività di ricerca svolte nell'Ateneo nel periodo 2003-2004. Potrete così farvi una idea complessiva di quanto viene prodotto dai nostri docenti e ricercatori nei vari settori disciplinari. Troverete, inoltre, nella seconda parte del volume l'elenco dettagliato dei progetti di ricerca, nazionali e internazionali, nei quali è coinvolto il personale dell'Ateneo.

Problemi logistici
U3

Al momento della sua fondazione le risorse edilizie dell'Università ammontavano a circa 200.000 metri quadri, ripartiti in otto diversi edifici, di proprietà di alcuni Enti Previdenziali e locati dall'Ateneo. Il dimensionamento era stato effettuato su dati inizialmente riferiti a quattro Facoltà e ad un numero di studenti dell'ordine di 20.000. Successivamente, le Facoltà, attivate mediante il decreto istitutivo, furono elevate ad otto con il conseguente incremento degli insegnamenti e del fabbisogno delle strutture dipartimentali. L'introduzione del nuovo ordinamento ha dato luogo ad una notevole crescita del numero di studenti che nel frattempo ha raggiunto l'attuale soglia dei 30.000.
Va inoltre considerato che, per la particolare ubicazione della nostra sede e per la specificità del bacino di provenienza degli studenti, originari per la gran parte dal territorio posto a Nord di Milano, si rendono necessari maggiori spazi, rispetto ai comuni standard, in conseguenza della loro prolungata permanenza all'interno dell'Ateneo.

U5

Questi fenomeni hanno prodotto una carenza di spazi, che ha indotto l'Ateneo ad approntare un piano di sviluppo edilizio organico, in più fasi, tale da assicurare una adeguata disponibilità di spazi, almeno per i prossimi cinque - dieci anni. Al fine di conseguire i migliori risultati in termini di efficacia e di efficienza nell'espletamento delle attività istituzionali dell'Ateneo, si e' optato per il mantenimento della unitarietà logistica di discipline affini, localizzando comunque l'espansione all'interno dei due poli già esistenti, quello di Bicocca e quello di Monza - Vedano.

U9

Innanzitutto si è proceduto ad acquisire il patrimonio in locazione , tranne l'edificio del Rettorato, mediante l'accensione di mutui resi possibili da opportuni accordi di programma stipulati con il MIUR. Recentemente, a fine dicembre 2004, si è provveduto all'acquisto degli edifici, denominati U3 e U5 sedi, il primo del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, e il secondo dei dipartimenti di Scienza dei Materiali e di Matematica e applicazioni.

altra foto U9

Nel frattempo è stata avviata la ristrutturazione e ampliamento dell'edificio denominato U9, acquisito all'inizio del 2003, in parte del quale sono attualmente ospitati due Istituti del CNR e gli uffici della Fondazione Teatro alla Scala, in attesa del loro rientro nella sede istituzionale entro la fine del corrente anno. L'intervento, di complessivi 15.000 metri quadri, prevede, oltre a spazi per la ricerca, la realizzazione di un settore didattico interfacoltà, comprendente aule per circa 2.500 posti, e laboratori sperimentali di base ed informatici destinati agli studenti.

U14

A dicembre 2004, è stato inoltre acquistato un edificio di 4.500 metri quadri, collocato nell'area Bicocca, destinato ad ospitare il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazioni.
Sempre in area Bicocca, il Comune di Milano, per interessamento dell'Assessorato Educazione ed Infanzia, ha concesso in uso all'Università uno stabile di 6.500 metri quadri ove saranno ospitati attività della Facoltà di Scienze della Formazione, aule e laboratori didattici.

Thomas Mann

In questa struttura troverà, inoltre, collocazione un asilo nido innovativo per 72 posti, il cui progetto pedagogico, strutturale e gestionale è stato messo a punto dall'Università. La gestione del nido sarà effettuata da un Consorzio a cui partecipano oltre l'Università, due Consorzi di aziende specializzate nella prestazione di servizi per la prima infanzia e Milano Ristorazione S.p.A., interamente del Comune di Milano. Un terzo dei posti è riservato al Comune di Milano, un terzo è a disposizione del personale Universitario mentre per i rimanenti posti esiste una prelazione a favore del personale di quattro aziende operanti nell'area Bicocca, Siemens, Deutsche Bank e due società del gruppo Pirelli.

Galleria delle scienze

Ulteriori spazi, in prossimità dell'Ateneo, sono stati concessi dal Comune di Milano:

la Torre Piezometrica in Viale Sarca e i locali in fregio a Piazza Padre Beccaro per un totale di 1.300 metri quadri. Il primo destinato ad accogliere laboratori per la ricerca sulla qualità dell'aria e dell'acqua, il secondo riservato a servizi agli studenti.

U11

E' stata inoltre ultimata, anche con il contributo determinante del Comune, la "Galleria delle Scienze" di 2.100 metri quadri, sottostante la piazza sulla quale insistono gli edifici della Facoltà di Scienze.

Dall'inizio del corrente anno, è stato acquisito in locazione un ulteriore immobile di 1.200 metri quadri, adiacente al Campus Universitario, da destinarsi all' Area Risorse Immobiliari e Strumentali e al Servizio Prevenzione e Protezione.

Villa Forno

Inoltre, per far fronte all'inadeguatezza delle attuali strutture destinate alle Segreterie Studenti, dovuta alla crescita della domanda di servizi, nonché per potenziare altri servizi di Ateneo, è stato reperito uno spazio per 2.700 metri quadri.
Il Comune di Cinisello Balsamo, nell'ambito della più vasta iniziativa denominata Progetto Urban, metterà a disposizione dell'Università, Villa Forno, un edificio storico di 2.250 metri quadri, da destinarsi ad attività di alta formazione, la cui ristrutturazione è in fase di avvio e per la quale l'Università ha, finora, contribuito al finanziamento del progetto.

U10

Il programma di sviluppo, a cui abbiamo accennato all'inizio, comprende la realizzazione di un edificio, di 47.000 metri quadri, posto di fronte al Rettorato, lungo la Piazza dell'Ateneo, oggetto di uno specifico accordo di programma tra Università di Milano-Bicocca, Comune di Milano, Regione Lombardia, Ministero della Salute e Istituto Neurologico "C. Besta". L'immobile che verrà acquistato da un istituto previdenziale e poi messo a disposizione dell'Università, è destinato al trasferimento delle Facoltà di Giurisprudenza e di Sociologia.
E questo è tutto per quanto riguarda l'area Bicocca.

Vedano al Lambro

Per il potenziamento delle attività didattiche e scientifico-tecnologiche della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il programma menzionato prevede uno sviluppo, su terreni adiacenti alla sede attuale, siti in territorio del Comune di Vedano al Lambro, per un totale di 13.200 metri quadri, in parte già patrimonio dell'Università e in parte in fase di acquisizione. Per questa iniziativa è stato predisposto un progetto preliminare, per la realizzazione del quale si stanno individuando le necessarie risorse finanziarie. Tale progetto rientra in un più ampio studio che prevede l'insediamento di un Campus Universitario comprendente residenze e servizi per gli studenti, nonché spazi per attività di ricerca e per allocare iniziative imprenditoriali innovative in collaborazione con le strutture universitarie.
Grazie ad un accordo con l'ospedale S. Gerardo, l'Università di Milano-Bicocca usufruirà, tra l'altro, per le proprie attività istituzionali, di 3.200 metri quadri nell'edificio, denominato Villa Serena, situato nell'area ospedaliera. Inoltre è in fase di avvio la realizzazione del Centro di Eccellenza, già citato, che ospiterà il ciclotrone superconduttore e la PET-TC.

Residenza Universitaria
Redisenza Universitaria

Per ultimo, tengo a sottolineare che la collaborazione tra Regione Lombardia, Istituto per il Diritto allo Studio e l'Università ha consentito la realizzazione di un edificio di 17.000 metri quadri, destinato a residenza universitaria ubicato al centro dell'insediamento di Bicocca. La residenza, che verrà inaugurata all'inizio del nuovo anno accademico, ospiterà 208 posti letto, una mensa per 312 posti capace di erogare più di mille pasti giornalieri, un auditorium da 280 posti, una mediateca di 1.500 metri quadri e tutti i servizi annessi. Le caratteristiche dell'edificio soddisfano gli standard richiesti dal MIUR tant'è che il progetto, presentato al bando emesso dal Ministero stesso, ha ottenuto, da questo ultimo, un cofinanziamento pari a circa il 50%.

I 208 posti-letto previsti sono tanti ma in confronto con il bisogno, valutato, solo a Milano, in diverse migliaia di posti, è nulla. Intanto gli studenti in cerca di alloggio devono accontentarsi di convivere in tre o in quattro in una stanza, pagando 250-300 euro al mese. Se Milano e la Lombardia vogliono veramente, come sento spesso ripetere, considerare gli studenti universitari come una risorsa per il loro futuro, e richiamare giovani di qualità da altre regioni o anche dall'estero, è necessario fare di più per evitare che avvenga esattamente il contrario di quello che si vuole.
Una volta conseguiti gli obiettivi prefissati dal piano di sviluppo, l'Ateneo potrà contare su un incremento delle superficie edificate di circa 103.000 metri quadri (residenza esclusa) pari ad un incremento del 43% della superficie attuale. I posti aula passeranno dagli attuali 15.250 a 23.850, con un incremento del 56%.

Credo di poter affermare, perché i fatti sono li a parlare, che abbiamo fatto fruttare i cinque talenti che lo stato ci ha dato. In questi anni ci siamo rimboccate le maniche; tutti: tecnici, amministrativi, docenti; e siamo riusciti a costruire una istituzione che funziona, che certamente ha problemi di crescita, ma che ha saputo dire la sua, nella formazione, nella ricerca, nelle attività assistenziali, nei servizi senza sfigurare nei confronti di Atenei agguerriti, con alle spalle una lunga tradizione.
Abbiamo mostrato la nostra disposizione, la nostra attitudine a ricercare la collaborazione con tutte le componenti della società civile e del mondo produttivo. Vogliamo essere una opportunità per il territorio e per le comunità che vi operano.
Coltivo la speranza, spero non l'illusione, che con un impegno nell'operare si possa indurre la nostra società, così presa nella sua quotidianità, così distratta e spesso indifferente, se non diffidente, verso i problemi dell'Università, a riflettere sulle conseguenze legate ad un declino dell'Università; declino di una istituzione che è il fulcro del libero sviluppo delle conoscenze e delle sue applicazioni.
Per svolgere al meglio il nostro compito, chiediamo di poter ottenere risorse adeguate, di mettere un freno all'eccesso di cambiamenti e di evitare di introdurre ad ogni piè sospinto nuovi vincoli, prescrizioni impedimenti e divieti che ormai ci avvolgono come una vischiosa ragnatela che finirà per mummificarci . Speriamo che venga il momento in cui ci si convinca che, per impedire i comportamenti poco corretti, è sbagliato strangolare l'autonomia e privilegiare un esasperato centralismo. Così si impedisce ai migliori di crescere, non si stimola la competizione, si appiattisce tutto nella mediocrità. Bisogna puntare su un sistema obiettivo di valutazione che incentivi coloro che operano scelte responsabili e corrette e costringa gli altri a fare ammenda.

Sono fortemente convinto che l'intreccio di formazione e ricerca, che costituisce la vera specificità dell'istituzione universitaria, rappresenti quella potenzialità preziosa, che ha fatto dell'Università un centro capace di irradiare cultura, esperienza, progresso, sviluppo economico e sociale. Università deve significare opportunità di crescita e noi abbiamo il dovere di far si che questo continui ad essere. Dobbiamo sentire l'impegno morale a operare per il miglioramento della nostra istituzione. Un profondo impegno morale e una elevata professionalità devono essere i poli di riferimento delle nostre azioni. Solo così potremo sperare di difendere il ruolo e l'autonomia dell'Università, consapevoli che staremo difendendo un bene comune, il futuro del nostro paese e il futuro dei nostri giovani.
Per quanto mi riguarda, questo è il mio impegno. Sono sicuro che il nostro Ateneo potrà contare sull'impegno e la collaborazione di docenti, tecnici e amministrativi.

Con questa certezza e confidando nell'aiuto della provvidenza, dichiaro ufficialmente aperto l'anno accademico 2004-2005, settimo dalla nostra fondazione.

Intervento del Presidente del Consiglio degli Studenti - Sig.na VALENTINA LA TERZA
Valentina La Terza

Buongiorno a tutte e a tutti,
nel riflettere, lungamente direi, su come impostare il mio discorso oggi, mi sono imbattuta in un pensiero, forse un po' ingenuo, sul dibattito discontinuo, incompleto e probabilmente in gran parte solo dettato da opportunismo, che è emerso negli ultimi tempi sul rapporto tra università, sviluppo e Paese, tra Italia, Europa e saperi, eccellenze e fughe varie.

Pensavo, appunto, che questo dibattito ha avuto il gran pregio di portare all'attenzione, di chi avesse voglia di riflettere, la situazione della ricerca e, più in generale, dell'università italiana.
Non mi soffermerò oltre sull'argomento, perché, dal mio punto di vista, e diciamo che mi tocca "per funzione" notarlo, è mancata un'anche altrettanto parziale riflessione sulla questione studentesca.

Penso ci si sia chiesti, ci si chieda un po' troppo poco, in sostanza, quale sia il percorso idoneo a formare i futuri ricercatori, i laureati che sappiano incidere realmente sul "sistema-Paese".
Non solo, sembra quasi passata di moda l'idea che la cultura diffusa, che a mio modesto parere non è mai fine a se stessa, sia un bene primario, uno dei più importanti che possa essere vantato.
Sta in questo l'interesse pubblico del diritto allo studio, in tutte le sue accezioni più varie. E l'Università, nel suo ruolo anch'esso pubblico, non può dimenticare l'obiettivo di favorire l'accesso alla formazione universitaria al maggior numero di persone.

Poi viene il sostegno reale, non fittizio, a chi voglia procedere nel suo percorso di formazione e non abbia i mezzi finanziari per farlo.
Non si può più pensare che sia sufficiente assegnare a tutti gli idonei borse di studio, perché quelle borse hanno importi irrisori, se confrontati con il costo della vita di uno studente a Milano, perché i requisiti di reddito necessari per esserne beneficiari sono eccessivamente restrittivi (e probabilmente a volte facilmente aggirati).

Bisogna implementare le forme di sostegno diretto, e progettare un diritto allo studio diffuso. Parlo della politica dell'accoglienza, non solo degli studenti fuori sede, ma di una città, anzi dovrei meglio dire di un'area metropolitana, che sappia accorgersi, e permettetemi di dire che sarebbe anche il tempo, di tutti gli studenti che la vivono: ripensi il sistema dei mezzi pubblici e investa realmente su di esso, affronti, in modo deciso e sistematico, il problema degli alloggi. Non attraverso solo residenze di eccellenza, ma con la pretesa di incidere e condizionare il mercato privato. La nostra area, così ricca di offerta culturale, sia capace di mettersi in rete con l'Università, e metta gli studenti in condizione di accedere a quell'offerta.

Mi riferisco inoltre, parlando di diritto allo studio diffuso, di tutte le pratiche che possano agevolare l'accesso e il successo universitario, che si declinano in tutti i momenti della vita dello studente. Ragionare realmente di diritto allo studio vuol dire chiedersi sempre, pur nelle mille difficoltà in cui è posta l'Università oggi, quale sia l'accesso e la sostenibilità per gli studenti.
Un esempio: i libri di testo. Non ci si può illudere che lo studente spenda mediamente intorno ai 70 euro per ogni esame, per poi denunciare la pratica, certo dannosa, delle fotocopie illegali.
Dal sistema delineato fin qui s'intravede una figura, il pezzo mancante del puzzle di chi crede in un'Università accessibile ai più: lo studente-lavoratore. Troppo spesso, per necessità o per scelta, si finge che esso non esista. E' invece necessario interrogarsi sulla sua presenza, monitorarla, affrontare le questioni che essa pone e ragionare risposte adeguate, che non si limitino alla pur apprezzabile riduzione dei contributi universitari. Questo è tanto più urgente nel momento in cui si sta procedendo, consapevolmente o meno, verso la richiesta sempre maggiore di presenza fisica in Università.

Spero che la maggiore responsabilizzazione delle università, per usare un eufemismo, nell'ambito del diritto allo studio, coincida con una maggiore attenzione al gap che si è venuto a creare tra riconoscimento formale sancito dall'art 34 della costituzione e attuazione sostanziale di esso. Serve la volontà di riconoscerlo e colmarlo perché, restando nell'ambito delle espressioni giurisprudenziali, non è rilevabile d'ufficio.

E' con la stessa attenzione, la stessa volontà di andare oltre la facciata, che chiedo, a voi presenti tutti, ma in particolar modo al Rettore e a tutti i professori, di interpretare quanto mi appresto a dire nella seconda parte del mio discorso.

Primo fra tutti, vorrei affrontare il problema dell'attuazione della Riforma.
Sono passati ormai anni, e ci troviamo anche nell'imminenza dell'applicazione di una ulteriore riforma che andrà a complicare ulteriormente il quadro, ma la situazione presenta ancora tratti di instabilità. Non vi è ancora un uniforme attribuzione dei crediti. Solo per fare un esempio, quello che mi sembra più eclatante, abbiamo recentemente rilevato come le uniche attività didattiche comuni alle varie Facoltà, ovvero quelle relative all'apprendimento delle lingue straniere, determinino l'acquisizione di un diverso numero di crediti a seconda della Facoltà di appartenenza dello studente.
E' questo il simbolo più evidente di un sistema di attribuzione dei crediti che tuttora stenta a trovare un equilibrio. La constatazione dei casi di eccessivo carico didattico non si traduce in una richiesta di un'Università più semplice. L'obiettivo è la qualità della didattica e dell'apprendimento, che non è direttamente proporzionale alla difficoltà di superamento di un esame, ma che trova la sua massima espressione nel coniugare cultura e competenze richieste sul mercato del lavoro. E sbaglio anch'io in questa mia esposizione perché sembro opporle, e non vorrei affatto.
Bisogna poi andare oltre, oltre l'idea della frammentazione e la mercificazione dei saperi, valorizzare le competenze acquisite, la formazione raggiunta dallo studente, al fine di permettere percorsi di mobilità orizzontale al conseguimento della laurea di primo livello.
Solo superando la logica del banale, acritico conteggio dei crediti si valorizzerà la possibilità degli studenti nella scelta della laurea di secondo livello. In quest'ottica, solamente in quest'ottica, avrà senso la riforma introdotta dal DM 509.
Sono solo esempi, e non posso aggiungerne altri per questioni di brevità, che dimostrano che l'occasione di ripensamento del sistema universitario, data dal DM 509, sia stata colta solo in parte, che vi sia la necessità di delineare un progetto di sviluppo, individuare obiettivi-meta a cui tendere. Nel perseguimento di quelli dovranno essere poi fatte le scelte quotidiane, che troppo spesso sembrano dettate da bisogni contingenti e poco riconducibili a un disegno chiaro e condiviso.

E' evidente che questo obiettivo non può essere raggiunto se non attraverso il confronto tra le varie componenti universitarie.
Bisogna valorizzare il ruolo della rappresentanza studentesca, saperne cogliere le potenzialità.
Anche qui, purtroppo, è evidente la distanza tra sostanza e formalità.
Anzi, talvolta, fortunatamente in casi isolati, è venuto a mancare anche il palese rispetto della forma.

Questo tema richiama quello, più ampio e complesso, del ruolo degli studenti all'interno del sistema-Università, ruolo che troppo spesso è individuato e vissuto come passivo. Se noi immaginiamo l'Università, come credo dovremmo fare, quale luogo di crescita complessiva dello studente, non possiamo non investire su un modello di "cittadinanza attiva studentesca".

Cittadinanza è assunzione di diritti e di responsabilità, non di fruizione fine a se stessa. E l'assunzione di responsabilità comporta, inequivocabilmente, crescita. In questo senso vanno interpretate tutte quelle pratiche di partecipazione degli studenti alla vita universitaria, che si estende ben oltre l'orario delle lezioni in aula. Sono esperienze che devono essere riconosciute, valorizzate e sostenute in quanto tali. Contribuiranno, nelle forme di espressione migliori, alla crescita della nostra università, e arrivo finalmente a nominare la Bicocca, in un discorso che era pur fortemente ed essenzialmente incentrato su di essa. La partecipazione studentesca potrebbe essere il fattore determinante nell'individuazione di quella distanza tra forma e sostanza, e nella ricerca, magari, di innovative e creative misure di riduzione di essa.

Solo attraverso un confronto, una dialettica schietta, sincera e quotidiana, nel rispetto delle altrui posizioni e nella messa in discussione delle proprie, sarà possibile rispondere a tutte le domande che il mio intervento oggi pone, ma soprattutto a quelle che io non ho saputo né recepire né interpretare.

 

Intervento del Presidente della Consulta del Personale Tecnico-Amministrativo - Sig. DAVID SAVOCA
David Savoca

Onorevole Vice Ministro, Magnifico Rettore, Gentili signore e signori, Care colleghe e colleghi di Ateneo,
sono onorato di prendere la parola, a nome del personale tecnico-amministrativo, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico.
Come il Rettore ha ricordato nella sua presentazione gli amministrativi e i tecnici di ruolo in questo Ateneo sono solo 533, e garantiscono il funzionamento dei servizi ad una popolazione di più di 30.000 studenti, e affiancano nella didattica e nella ricerca 500 professori e 370 ricercatori; se le reali necessità imporrebbero che il rapporto con la componente docente sia almeno 1/1, e non solo l'attuale 0,66, possiamo con tranquillità affermare che quella dei tecnici e degli amministrativi risulta essere una componente ampiamente sotto dimensionata.
Questa evidente mancanza di risorse umane è maggiormente sentita in un giovane Ateneo come l'Università degli Studi di Milano - Bicocca, alla quale è stata affidata un'importante finalità: formare oggi i professionisti di domani in un contesto urbano e un distretto produttivo che cresce e cambia a ritmi sempre più veloci.
Ci rendiamo tutti conto del fatto che l'università sia una comunità complessa perché composta da diversi attori con peculiari caratteristiche: professori, ricercatori, studenti, amministrativi e tecnici, ma, allo stesso tempo, è una comunità privilegiata perché può autoregolarsi in virtù del principio costituzionale di libertà di insegnamento e di ricerca, dal quale discende l'autonomia universitaria.
L'attuazione dell'autonomia universitaria, che risale a poco più di 15 anni fa, e che è stata recentemente messa in discussione, permette agli Atenei di orientare la propria rotta nel mare magnum della didattica e della ricerca, di definire strategie e operare scelte, spesso innovative, diversificando così la propria offerta.
L'innovazione tecnologica, l'interazione tra impresa e accademia che permette di formare laureati in grado di spendere al meglio le proprie competenze nel mondo del lavoro, i diversi processi di internazionalizzazione che consentono agli Atenei di accedere a finanziamenti sempre più ingenti e spesso provenienti dai diversi organismi europei ed esteri, offrono nuove sfide alla comunità accademica.
Questi nuovi traguardi impongono una riflessione sui ruoli che le diverse componenti della comunità universitaria rivestono.
Oggi, più che mai, i tecnici e gli amministrativi sono chiamati necessariamente a partecipare a questi processi, non più con una funzione meramente ausiliaria ma assumendo un ruolo determinante e strategico nella gestione delle diverse risorse strumentali e finanziarie, contribuendo attivamente così al raggiungimento delle finalità dell'Ateneo.
L'Università degli Studi di Milano - Bicocca ha dimostrato di porre una particolare attenzione a questo aspetto istituendo nel proprio Statuto, approvato nel 2003, la Consulta del personale tecnico amministrativo, un organismo rappresentativo con funzioni propositive.
La Consulta sta ormai da diversi mesi affrontando, insieme agli altri rappresentanti del personale in Consiglio di amministrazione, in Senato accademico, nel Comitato pari opportunità, queste tematiche senza però dimenticare che esistono problemi contingenti, la cui risoluzione appare essere improcrastinabile.
Dobbiamo innanzitutto rilevare che, pur lavorando in edifici moderni e architettonicamente all'avanguardia, alcuni nostri colleghi sono chiamati ad operare in luoghi di lavoro logisticamente disagiati o non adeguatamente attrezzati; solo il loro senso di responsabilità e la loro professionalità, permettono comunque agli studenti e a tutta la comunità accademica di continuare ad usufruire dei servizi di segreteria o di laboratorio.
Inoltre i tecnici e gli amministrativi svolgono il loro lavoro in un contesto professionale, come quello universitario, che produce e a sua volta recepisce trasformazioni tecnologiche e normative: per svolgere quindi al meglio il proprio lavoro il personale di questo Ateneo deve fruire di una formazione professionale permanente e di qualità. Appare doverosa quindi la richiesta di stilare entro breve termine un piano per le attività di formazione ed aggiornamento del personale, che sia sostenuto da una cospicua dotazione finanziaria. Appare inoltre innovativo permettere la condivisione delle proprie esperienze con colleghi di università anche estere, accedendo ad iniziative di scambio, come per i docenti e gli studenti.
Desidero evidenziare infine un argomento che non attiene solo alle necessità retributive del personale tecnico amministrativo ma, permettetemi di dirlo, riguarda la dignità stessa della categoria dei lavoratori a cui appartengo: mi riferisco all'esigenza del personale di essere tutelato, giuridicamente ed economicamente, da un contratto collettivo di lavoro, nazionale e decentrato, che al momento della sua stipulazione non nasca ormai naturalmente scaduto: infatti solo giovedì scorso, e con ben tre anni di ritardo, è stato definito un nuovo accordo che paradossalmente è destinato a scadere già il prossimo dicembre.
Non spetta a me entrare nel merito del contenuto contrattuale, ma non si può comunque fare a meno di biasimare questi continui ritardi nei rinnovi contrattuali!
Pertanto l'Università degli Studi di Milano Bicocca è chiamata, e non solo per precisi obblighi previsti dalla recente Legge Finanziaria, a impostare senza indugi una precisa politica di gestione delle risorse umane, che, insieme ai professori e ai ricercatori, valorizzi anche le professionalità e le competenze degli amministrativi e dei tecnici.
Concludo questo breve intervento augurando agli studenti e a tutte le colleghe e i colleghi di Ateneo che il senso di comunità universitaria sia sempre più condiviso tra le diverse componenti, e sia sempre più finalizzato allo sviluppo e al prestigio, in Italia, in Europa, e all'estero, dell'Università
degli Studi di Milano - Bicocca.
Grazie.

Prolusione del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia - Prof. LODOVICO FRATTOLA
Lodovico Frattola

"MENTE, CERVELLO E LE NEUROSCIENZE"

La "Mente"

Alla definizione di "mente" ed alle relazioni tra Mente e Cervello (M/C) sono state dedicate, nel corso di oltre 2000 anni, accese dispute ed affascinanti impostazioni teoretiche, tradizionalmente da parte di filosofi e psicologi. Quelli che espongo sono alcuni dei quesiti fondamentali attinenti alle correlazioni fra mente e cervello che ancor oggi sono fonte di dibattiti:
A) Che cosa è una funzione cognitiva?
B) Come sono reciprocamente correlate fra loro le varie funzioni cognitive?
C) Tutte le funzioni cognitive sono localizzabili a livello del cervello?
D) Quali sono le strutture anatomiche neurali necessarie per svolgere ciascuna di queste funzioni cognitive nel cervello normale?
E) Quali sono le tipologie di connessioni fra strutture neurali funzionalmente collegate? La regola di Flechsig, enunciata all'alba del XX secolo e tuttora largamente accettata, vuole che le aree sensoriali e motorie primarie siano collegate solo con le proprie aree secondarie, mentre queste ultime e le aree terziarie sono assai più ampiamente interconnesse.
A lungo mente e cervello sono state indagate come entità distinte; di fatto esse costituiscono un binomio inseparabile: il cervello è quella parte del S.N.C. punto di arrivo delle informazioni e punto di partenza dei comandi motori, ed è altresì la sede di quella particolare struttura funzionale che chiamano "mente", entità che si realizza attraverso una complessa serie di operazioni che sono alla base delle funzioni cognitive, emotive e comportamentali. Essa va quindi intesa come quella attività del cervello che si esprime nei processi mentali, o come un complesso sistema funzionale tramite il quale le informazioni sensitivo-sensoriali assurgono a rappresentazione del mondo esterno, vengono immagazzinate e trasformate in ricordi, elaborate ed utilizzate per dar luogo sia a risposte motorie sia a percezioni, ragionamenti, astrazioni, pianificazioni, comportamenti, stati di coscienza.
Da 40 anni a questa parte si assiste ad un crescente interesse all'argomento e stiamo vivendo una formidabile fase evolutiva in cui il tema viene affrontato in un contesto più propriamente sperimentale; inoltre, un nuovo indirizzo alla trattazione dell'argomento viene dato dalle neuroscienze (NS), disciplina il cui obiettivo è di indagare la natura dei processi mentali in modo oggettivo e di spiegare le funzioni mentali in termini di attività cerebrale.
Le principali sfide con cui si confrontano le NS non stanno nel definire cos'è la mente, quanto piuttosto nel verificare come l'attività neuronale giunge a generare attività mentali, comportamenti od altro (Vanderwolff, 1998). Combinando creatività con rigorosi disegni metodologici, esse hanno cominciato ormai ad avventurarsi in territori cognitivi e comportamentali che fino ad ieri erano dominio esclusivo della filosofia e della antropologia. Ed esse stanno per arrivare alle frontiere estreme dei prodotti mentali: le basi neurali delle emozioni e motivazioni, del senso morale e dell'io conscio ed inconscio, della stessa coscienza e spiritualità.

La storia

Nel III secolo a.c. Aristotele elaborò una teoria che considerava la psiche responsabile della percezione degli stimoli e dell'attività motoria ed indicava per questa entità, che riteneva extracorporea ma comunque posta nel cervello, una doppia funzione: quella elementare o biologica e quella delle funzioni superiori, cui il filosofo attribuiva anche il compito di controllare l'attività delle prime in tutti i suoi aspetti sia biologici che comportamentali.
Le basi teoretiche aristoteliche rimasero pressoché invariate sino alla prima metà del XVI secolo, quando Cartesio formulò una teoria che poneva le premesse al dualismo mente/cervello. Precisamente, il S.N. opererebbe su due livelli: quello inferiore, o dei riflessi (midollo spinale e tronco cerebrale) ove le informazioni sensitive attivano circuiti che generano risposte riflesse, e quello superiore (cervello) a livello del quale le risposte agli stimoli sensitivi sono coordinate da una realtà sovrapposta, o "mente", che ha anche la funzione di creare una rappresentazione del mondo esterno, immagazzinare le sensazioni trasformandole in ricordi, recuperarle ed utilizzarle. Secondo Cartesio, queste funzioni sarebbero direttamente conosciute, non di natura fisica, e il mondo esterno verrebbe conosciuto per inferenza.
Implicito in questa teoria è che i processi vitali possono essere studiati secondo un indirizzo riflesso o "meccanicistico". Cartesio non poteva allora sapere due cose oggi note: in primo luogo, che il cervello umano è la struttura più complessa nell'universo conosciuto; in secondo luogo che esso è il risultato più alto di milioni di anni di evoluzione.

Poco tempo dopo la nascita della teoria cartesiana, T. Willis (1621-1675), sulla base di osservazioni cliniche e di anatomia comparata, sviluppò l'idea che le diverse funzioni nervose avessero una collocazione in specifiche aree dell'encefalo, ipotesi poi avvalorata negli anni 1860-1900, periodo caratterizzato dalla identificazione, su base neurofisiologica e clinica, sia delle aree cerebrali che sottostanno a specifiche funzioni, sia delle reti di interconnessione tra i centri. Si localizzarono così l'area motoria, quella sensitiva, visiva, dei centri del linguaggio e dell'afasia sensoriale, dei diversi tipi di aprassia, mentre da Bianchi (1848-1927) venne identificata la sindrome del neglect e suggerito un ruolo per il lobo frontale nei processi di memorizzazione e di apprendimento.

La Neuropsicologia

Questi studi introdussero alla neuropsicologia, disciplina che studia con metodi sperimentali i processi che, secondo uno schema cartesiano, vengono svolti a livello mentale.
I risultati delle ricerche "localizzatrici", se da un lato evidenziarono che differenti funzioni mentali hanno la loro sede in definite strutture cerebrali, dall'altro portarono a sostenere anche per il cervello un modello operativo simile a quello in atto nel livello inferiore di Cartesio.
Nel corso del XX secolo, la teoria delle localizzazioni cerebrali o dei centri cerebrali di funzione, accettata da gran parte delle comunità scientifiche, si scontra con notevoli difficoltà interpretative, e manca di porre le basi per una progressione della conoscenza sul funzionamento del cervello: di fatto, l'approccio "localizionista" ai problemi delle funzioni mentali superiori è di opposizione a quello funzionalista (Cappa e Grafman, 2004), dal momento che suo presupposto è che uno stimolo, per essere riconosciuto, percorre vie anatomiche e raggiunge un'area cerebrale precostituita al suo riconoscimento (Vanderwoolf, 1998).

Nel periodo che si colloca tra le due grandi guerre mondiali, i risultati degli esperimenti sul comportamento animale suggerirono una modifica allo schema cartesiano. Gli studi, condotti da tre gruppi di ricercatori (la scuola reflessologica di Sechenov e Pavlov, quella etologica di Heinroth, Lorenz e Tinbergen e quella behaviourista di Thomdike, Jennings, Watson e Skinner), suggerirono che durante l'apprendimento non si attivano necessariamente processi mentali, ma "il rinforzo di determinate vie nervose precostituite od apprese" (Pavlov).
Le tre scuole, differenti per indirizzi e metodologie di studio, nonché per l'enfasi data sulla relativa importanza dell'eredità e dei fattori ambientali, tutte concordano sulla necessità di ottenere dati oggettivi e sulla inutilità delle interpretazioni mentalistiche del comportamento. Di significativo dai loro studi emerse che gli adattamenti comportamentali sono uno dei principali strumenti tramite i quali i tratti congeniti della struttura cerebrale possono essere esposti agli effetti della selezione naturale.

Le Neuroscienze

La impostazione antimentalistica delle tre scuole sopra citate viene posta in forte discussione dopo il 1950. Gli studi di Hebb (1949), di Broadbent (1958), di Moruzzi e Magoun (1949), i risultati sperimentali e le teorizzazioni di Sperry (1984), riportano in primo piano il concetto di coscienza e di attenzione, per i quali viene ipotizzata l'esistenza di un substrato neuronale. Riappare il problema mente-cervello; l'affinarsi delle tecniche neurofisiologiche e gli apporti della neurochirurgia fanno emergere e coniare il termine di neuropsicologia (Bruce, 1985) e di psicologia cognitiva (Broadbent, 1958 e Neisser, 1967), che sostituisce quello di patologia del cervello (Kleist, 1934) o di studio delle funzioni nervose superiori (Pavlov, 1927) e - a partire dagli anni settanta - la psicologia assume indirizzi a maggiore configurazione cognitivista.
Il concetto che il cervello è un organo che elabora informazioni è alla base sia della neurofisiologia che della psicologia cognitivista. Quest'ultima non fa però riferimento ad aree o centri cerebrali. Tuttavia, il principio che il modo di realizzarsi dei processi psicologici sia in stretta dipendenza ed abbia alla sua base strutture nervose, viene sempre più accettato (Mc Clelland e Rumelhart, 1986).

I richiami storici sono stati posti con un duplice obiettivo: a) mettere in risalto gli indirizzi di tipo filosofico-psicologico che per oltre 2000 anni hanno caratterizzato le impostazioni sul rapporto M/C, e b) sottolineare il differente approccio che al problema verrà introdotto dalle Neuroscienze, disciplina tra i cui obiettivi vi è quello di giungere a definire in termini oggettivi il funzionamento dei processi mentali; nel tempo essa ha via via coagulato l'interesse di tutte le discipline (neurofisiologia, neurochimica, neuroimaging, intelligenza artificiale) che, con indirizzi diversi, affrontano il problema della rappresentazione nervosa dei processi mentali (Kandel, 2003) e cercano di individuare come essi sono organizzati e sequenziati (Bruce, 1996).

A partire dalla seconda metà del XX secolo, le NS hanno indagato il rapporto M/C secondo indirizzi di ricerca resi possibili da innovativi supporti tecnologici, tra i quali: l'affinarsi delle tecniche neurofisiologiche, lo sviluppo dei micropotenziali di membrana e dei potenziali evento-correlati; le tecniche per la visualizzazione delle strutture cerebrali in vivo, per la valutazione del metabolismo cerebrale e della interazione tra recettori e neurotrasmettitori in corso di attivazione di compiti cognitivi e comportamentali; il progressivo perfezionarsi degli strumenti per indagini di neurochimica, di biologia molecolare e di genetica.
I risultati delle ricerche e la loro correlazione con gli studi di neuropsicologia cognitiva, sembrano dare alle neuroscienze la possibilità di raggiungere un ambizioso obiettivo: la dimostrazione delle basi biologiche dei processi mentali. Per arrivare a questo bisogna da un lato considerare "come" lavorano le cellule nervose, cioè i neuroni, e dall'altro è però altrettanto importante definire in modo chiaro i fenomeni mentali che devono essere spiegati.
Per far luce sulla natura di questi processi, le NS affrontano il problema secondo un approccio interdisciplinare. Gli indirizzi operativi delle diverse discipline hanno portato ad un consistente aumento delle conoscenze, ed hanno anche generato discordanti interpretazioni in merito ai risultati ottenuti. Il riferimento va in particolare al ruolo delle aree cerebrali e delle reti neuronali: di fatto, l'attribuzione di funzioni mentali a specifiche aree non sarebbe di per sé in grado di spiegarne il modello operativo in modo esauriente.
Sostenuta da lungo tempo da neurofisiologi e da neuropsicologi, questa indicazione viene oggi condivisa anche dai neurologi di fronte all'evoluzione clinica di alcuni aspetti sindromici conseguenti a lesioni di strutture cerebrali (il neglect, la percezione visiva, il linguaggio, la dominanza emisferica), ed ha contribuito ad indirizzare gli studi sul ruolo dei neuroni, delle sinapsi e delle reti neuronali. I risultati hanno dato forza alla interpretazione che i processi cognitivi sono il risultato di complesse operazioni analitiche che avvengono lungo il percorso che va dal neurone sensitivo alle regioni cerebrali, e tramite strutture che esprimono una preferenziale funzione, che non necessariamente è la sola. Ciascuno di questi elementi sarebbe in grado di procedere ad una analisi degli stimoli che gli vengono indirizzati, di elaborarli e di interferire in uscita sull'attività delle strutture interconnesse: i processi mentali sarebbero pertanto il risultato di indipendenti fasi di elaborazione delle informazioni che giungono alle aree cerebrali, associative e/o specifiche, tramite i neuroni, le sinapsi, i recettori, e le reti neuronali (da Kandel, 2003 e da Fischbach, 1992).
Proprietà emergenti sono quelle proprietà che non possono essere spiegate solo considerando le singole parti componenti o la loro somma: l'attività mentale potrebbe allora essere vista come "proprietà emergente" dell'attività elettrica e metabolica del cervello.
Per quanto riguarda i neuroni, tra i risultati più significativi sono da segnalare:
● l'ampia variabilità morfologica neuronale che sottende un'ampia variabilità funzionale;
● la ridondanza, integrazione e differenziazione funzionale di elementi morfologicamente diversi, ma capaci di produrre effetti analoghi tramite procedure diverse (Tononi, 1995);
● la eccitabilità neuronale intesa come la trasmissione di impulsi che a livello sinaptico sono la risultante della elaborazione di tutte le informazioni che provengono da altri neuroni;
● le modificazioni dinamiche cui vanno incontro le molecole delle singole cellule nervose, variazioni che possono correlarsi alla rappresentazione cerebrale delle sensazioni percettive;
● le tecniche di analisi dell'attività di singole cellule cerebrali che hanno evidenziato come la scarica di singoli neuroni di specifiche regioni possa correlarsi con processi cognitivi quali l'attenzione ed i processi decisionali;
● La neuroplasticità. La nozione di neuroplasticità, inizialmente riferita ai processi che intervengono nel corso dello sviluppo o in rapporto con i recuperi funzionali post-lesionali, può essere estesa all'insieme di tutte le osservazioni che traducono una dinamica delle interazioni neuronali contribuenti, infine, all'adattamento comportamentale.

 

Il dilemma: aree versus circuiti neuronali

Le funzioni mentali superiori ed i comportamenti non sono un processo unitario. Oltre al funzionamento dei neuroni (e delle sinapsi) alle NS spetta il compito, quasi un dilemma, di definire il ruolo delle aree funzionali e delle reti/circuiti neuronali.
I principi generali sviluppati da molti ricercatori nel definire i correlati neurali di network mentali complessi sono stati così sintetizzati da Mesulam (1998):
a) Le componenti di una singola funzione complessa sono rappresentati entro siti neurali distinti ma interconnessi che nel complesso costituiscono il network integrato per quella funzione.
b) Le singole aree corticali possono contenere il substrato neurale di un singolo componente funzionale sufficientemente aspecifico ed elementare tanto da essere coinvolto in molteplici network funzionali; oppure esse possono contenere i substrati neurali di plurimi componenti funzionali appartenenti a molteplici network funzionali.
c) In entrambi i casi, ne deriva che a livello di singole aree corticali si possono incrociare i "destini" di molteplici network funzionali per cui lesioni confinate a singole regioni corticali possono dare luogo a molteplici deficit funzionali.
d) Deficit severi e di lunga durata di una funzione cognitiva complessa richiedono in genere il coinvolgimento simultaneo di parecchie componenti del network in questione.
e) La stessa funzione cognitiva complessa può risultare compromessa come conseguenza di una lesione situata in diverse aree corticali, ciascuna delle quali esprime una componente funzionale del network integrato per quella funzione.
Nel cervello umano sono stati chiaramente identificati almeno cinque network aventi un proprio epicentro (Mesulam, 1998), precisamente per: il riconoscimento/consapevolezza spaziale (epicentro nella corteccia parietale posteriore e l'area frontale per il movimento degli occhi); il linguaggio (aree di Wernicke e di Broca); la memoria esplicita ed emozionale (regione ippocampale); il riconoscimento dei volti e degli oggetti (corteccia polare e mediale del lobo temporale); la memoria di lavoro e le funzioni esecutive (corteccia pre-frontale e fronto-laterale e forse parietale posteriore).
Le reti, inizialmente individuate nell'uomo, vengono ora studiate in modelli animali tramite studi di biologia molecolare/genetica, lesioni e stimoli funzionali, imaging (Miyashita, 2004).

Per quanto riguarda le aree cerebrali, alcune di esse avrebbero a disposizione più di una via nervosa e, contestualmente, ogni singola area non sarebbe totalmente responsabile di una specifica attività.
In termini funzionali, le aree (gli epicentri) vanno considerate come la sede di elaborazione di un complesso di operazioni analitiche iniziate e condotte da circuiti neuronali dedicati, capaci di processare determinate informazioni e non altre, a partire dalla qualità e dalla caratteristica dello stimolo presentato.
Tutte le funzioni mentali sarebbero suddivisibili in sottosistemi ed esisterebbe una strutturazione modulare delle rappresentazioni mentali. Ne deriva che le nostre conoscenze sarebbero costituite da categorie diverse che vengono immagazzinate separatamente. Ciò vale per la memoria e per altre funzioni mentali superiori (Bracco, 2003; Rizzolati e Pizzamiglio, 1996; Miyashita, 2004), e vale anche per la coscienza, che va interpretata in funzione delle connessioni nervose esistenti fra una serie di circuiti parzialmente indipendenti, ciascuno dotato di un proprio senso di autocoscienza, responsabili di operazioni mentali diverse ed aventi sede in emisferi cerebrali diversi (Gazzaniga, 1995).
Il dilemma circuiti versus aree è tuttora attuale, anche se significativi contributi alla loro caratterizzazione operativa vengono offerti dall'utilizzo di moderne tecnologie, apporto che va visto in termini integrativi al tradizionale operare del neuropsicologo: di fatto, per interpretare il ruolo dei substrati biologici nei processi cognitivi resta pur sempre indispensabile poter "attingere alle potenzialità analitiche della psicologia cognitiva" (Kandel et al., 2003).
In ultima analisi, sarà essenziale specificare che cosa significa esattamente il dire che gli eventi mentali sono correlati con i segnali elettrici e l'attività metabolica prodotta dai neuroni. Ci sarà certamente bisogno di una teoria esplicativa a questo livello di analisi.
Tra le discipline dell'area delle neuroscienze, i primi contributi sono stati dati dalla neurochimica e dalla neurofisiologia; ultimamente le tecniche di visualizzazione in vivo delle immagini cerebrali ne rappresentano il punto di maggiore riferimento.
Una delle caratteristiche di queste indagini è di svelare aree, anche di modeste dimensioni, che possono essere attivate da compiti specifici. Indicativi risultati sono stati ottenuti in merito ai processi di memorizzazione e, più recentemente, alla costruzione della Teoria della Mente (Calarge et al., 2003).
Per quanto riguarda la funzione mnesica viene confermata l'esistenza di sottosistemi parzialmente indipendenti sia per ogni specifico ambito (codificazione, storage, richiamo), sia per le categorie di elementi da ricordare (oggetti concreti, componenti astratti, colori, volti, ...). Tali aree sarebbero interconnesse e funzionalmente legate a strutture sottocorticali (talamo, diencefalo, amigdala, corpi mammillari) (Miyashita, 2004). Come è frequente nel campo della ricerca, i risultati sono talvolta discordanti (Posner, 2003): tutti però concordano sulla interpretazione delle aree in termini funzionali e sulla presenza di circuiti costituiti da sottosistemi attivabili nel corso della esecuzione di specifici compiti.
La possibilità che gli studi di neuroimaging possano di per sé giungere ad una definizione delle funzioni mentali va esaminata con cautela e correlata agli studi che provengono da altre discipline.
Resta comunque il rilievo che essi hanno dato l'avvio ad un nuovo e positivo modo di affrontare il problema e che hanno evidenziato di potersi proporre quale punto di riferimento nella esplorazione del cervello sia in termini strutturali che funzionali.
Sempre più viene enfatizzato che le neuroscienze nel loro operare non possono fare affidamento ad un solo indirizzo di studi. Tale problema è ben presente ai cultori delle neuroimmagini, tanto che dagli stessi vengono ipotizzate nuove strategie di studio: esplorare con nuovi modelli di attivazione i processi dell'apprendimento, verificare l'evolversi delle capacità cognitive in funzione dei substrati strutturali e la potenziale evoluzione delle aree corticali in determinati contesti ambientali, proporre modelli neuronali computazionali verificabili, ed infine integrare i propri risultati non solo con quelli neuropsicologici, ma anche con quelli che in modo sempre più significativo stanno emergendo da studi di neurochimica (fattori neurotrofici, meccanismi di modulazione sinaptica, plasticità) e di manipolazione genetica.

Il ruolo delle influenze genetiche e di quelle ambientali su comportamento e memoria è argomento affrontato da psicologi, psichiatri e neurologi da lungo tempo, ed è ormai accettata una interazione tra i meccanismi biologico-genetici e quelli ambientali nell'influenzare le funzioni mentali (Solms e Turnbull, 2002).
Recentemente la letteratura segnala studi di genetica molecolare indirizzati a correlare taluni polimorfismi genici, sia con circuiti neuronali sottostanti a processi attentivi od esecutivi, sia con anomalie/alterazioni di neurotrasmettitori e di fattori di crescita che in tali processi sono implicati (Posner, 2003).
Gli studi sono in fase precoce ed i risultati ancora non interpretabili: meritano di essere segnalati in quanto stanno ad indicare come le NS, considerate nei suoi diversi ambiti disciplinari, sempre più siano indirizzate ad interpretare in modo biologico integrato gli aspetti delle funzioni mentali.
Come clinici, noi non dovremo comunque mai dimenticare che se è vero che la mente umana può esprimere interamente se stessa attraverso una catena di processi molecolari, essa non è, né sarà mai una questione di molecole.

Grazie

Intervento del Viceministro dell'Istruzione e dell'Università e della Ricerca - Ing. GUIDO POSSA
Foto viceministro

Premessa

Magnifico Rettore, Eminenza, Autorità tutte, professori, cari studenti, signore e signori,
ringrazio innanzitutto per l'invito ad essere oggi qui con Voi a Monza per l'inaugurazione dell'anno accademico della Vostra Università. Per me è un onore portare in questa cerimonia il saluto del Governo e in particolare del Ministro Moratti, che è dispiaciuta e si scusa di non essere oggi presente, a causa di un improvviso impegno.

Tra i tanti significati e valenze simboliche di questa cerimonia desidero sottolinearne in particolare uno. Nell'Università, con la formazione superiore dei nostri giovani, con la trasmissione ad essi dei saperi che riteniamo utili alla loro vita futura, si completa il passaggio del testimone da generazione a generazione, uno dei grandi compiti della società. Celebriamo qui oggi proprio questo rapporto di generosa comunicazione tra generazioni, così determinante per la continuità e lo sviluppo della nostra struttura sociale e per la salvaguardia dei valori in cui crediamo.
Ringrazio il Rettore, che nel suo lungo e articolato intervento ha messo in evidenza il formidabile ritmo di sviluppo di questa Università, sottolineando nel contempo i tanti problemi anche di finanziamento associati a tale eccezionale dinamica, problemi che richiedono una particolare attenzione a livello centrale. È scomparso purtroppo il dottor D'Addona e ringrazio il Rettore per il ricordo che ne ha fatto; assicuro comunque che chi gli succederà avrà nei riguardi dell'Università della Bicocca la stessa attenta considerazione.
È consuetudine che in cerimonie come questa il rappresentante del mio Ministero, nel suo indirizzo di saluto, faccia anche una sintetica presentazione dei principali interventi effettuati o in corso di effettuazione da parte del governo centrale nell'azione normativa e amministrativa riguardante il sistema universitario. Questi interventi si sono tutti ispirati ai grandi obiettivi dello sviluppo della società della conoscenza, sanciti al Consiglio europeo di Lisbona, e dello sviluppo dell'area europea dell'istruzione superiore individuati nel Processo di Bologna.
Le azioni disposte o predisposte in questi tre anni e mezzo rientrano tutte, direttamente o indirettamente, in strategie finalizzate a:
● migliorare la qualità per il nostro sistema universitario, soprattutto in termini di risultati dei processi formativi;
● migliorare la competitività delle università, sia all'interno del nostro Paese che a livello internazionale;
● promuovere l'attrattività del nostro sistema universitario nei confronti di studenti e di professori, all'interno dell'UE e soprattutto al suo esterno;
● accrescere il livello di collaborazione con il sistema delle imprese produttive nel settore della ricerca, nel superamento delle barriere ideologiche, culturali e amministrativo-burocratiche esistenti.
In tali azioni il Governo ha avuto sempre ben presente la necessità di salvaguardare pienamente, anzi di aiutare a portare a progressivo compimento, il processo di autonomia delle Università, ben consapevole che l'attivazione del precetto costituzionale costituisce non solo un fine, ma anche un potente strumento per accrescere la qualità del sistema universitario nel quadro di una piena responsabilizzazione delle scelte.
Mi soffermerò nel seguito sulle più recenti azioni, a riguardo delle quali vi è stato e vi è tuttora un confronto costruttivo con i vari attori istituzionali, al fine di perseguire obiettivi, azioni e strumenti realmente condivisi da tutti.

La Legge Finanziaria 2005

Nonostante le obiettive difficoltà della finanza pubblica, nella Legge Finanziaria 2005 le esigenze del sistema universitario sono state tenute in debita considerazione. Il Fondo di Finanziamento Ordinario per le Università è stato incrementato di complessivi 430 Meuro. Tra tutti i capitoli di spesa dell'Amministrazione dello Stato sono stati molto pochi in questa legge Finanziaria quelli per cui è stato approvato un incremento di e questo del FFO è stato il capitolo con l'incremento più rilevanti. Gli Atenei potranno così definire la programmazione delle attività didattiche e scientifiche per l'anno 2005 e coprire adeguatamente i costi relativi agli incrementi dei trattamenti economici per il personale docente, valutati per l'anno in corso pari a circa 90 Meuro. È attualmente in corso la definizione dei criteri di riparto del FFO tra le Università, alla luce del nuovo modello di riparto approvato con il DM del 28 luglio u.s.
Un'altra novità della Legge Finanziaria 2005 è la definitiva esclusione degli Atenei dal blocco delle assunzioni sia del personale docente sia del personale tecnico-amministrativo.
Ottenere questa esclusione è stata un'impresa di non poco conto, data la volontà politica di una decisa riduzione del personale dell'Amministrazione dello Stato. Le Università potranno così, in base alle proprie esigenze didattiche e di ricerca, perfezionare la messa in servizio dei vincitori di concorso e degli idonei nelle procedure di valutazione comparativa finora perfezionate. Sulla base dei dati in nostro possesso, sono circa 5.000 le unità di personale interessate a tale provvedimento, che attendono, talune anche da diverso tempo, l'assunzione in servizio nei ruoli del personale docente e non docente degli Atenei.
Ricordo a questo proposito che per le assunzioni in deroga al blocco vigente per il 2004 la quota a regime (dal 2005) di 20 milioni di euro necessaria per la copertura dei costi di tali assunzioni, è stata ripartita tra le Università con DPR del 30 novembre 2004.
Dopo un lungo e complesso lavoro di consultazione con gli organi istituzionali e consultivi, il Ministro Moratti ha approvato con Decreto del 28 luglio u.s. il nuovo modello di finanziamento delle Università, elaborato, su sua indicazione, dal Comitato di valutazione del sistema universitario. Come è noto, tale modello prevede di distribuire alle Università le risorse finanziarie del FFO in base ad una adeguata valutazione sia dei servizi formativi erogati sia dei risultati effettivamente ottenuti.
Più precisamente, il FFO verrà scomposto con opportuna gradualità di applicazione, nelle seguenti quattro parti, che poi verranno separatamente ripartite tra le varie Università:
● un primo 30% verrà distribuito in relazione alla domanda formativa da soddisfare, misurabile in termini di studenti iscritti;
● un secondo 30% verrà suddiviso in relazione ai risultati dei processi formativi, misurabili annualmente in termini di crediti formativi acquisiti;
● un terzo 30% verrà distribuito in base ai risultati delle attività di ricerca scientifica, misurati in base ad opportune procedure di valutazione;
● il 10% rimanente verrà suddiviso in base a specifiche esigenze o ad incentivi particolari.
Tale modalità distributiva delle risorse per il sistema universitario entrerà in vigore gradualmente nell'arco dei prossimi esercizi finanziari 2005/2007.

 

Il nuovo regolamento sull'Autonomia Didattica

Il nuovo regolamento sull'Autonomia Didattica, approvato dal Ministro Moratti lo scorso ottobre, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre. Le principali innovazioni apportate all'attuale sistema degli ordinamenti didattici Universitari sono:
la generalizzata previsione per i corsi di primo livello del sistema cosiddetto a Y, che consentirà una progettazione formativa maggiormente orientata ad un immediato sbocco nel mercato del lavoro dei laureati;
una più accentuata flessibilizzazione dei percorsi formativi degli atenei, attraverso la riduzione dei vincoli nazionali sui crediti formativi;
l'avvio del processo di accreditamento dei corsi di studio attraverso la definizione a livello nazionale di requisiti minimi organizzativi e strutturali;
l'avvio del processo di revisione di tutte le classi dei corsi di studio di I e di II livello.
Per quest'ultimo obiettivo, sono stati costituiti nello scorso mese di ottobre sei tavoli tecnici, composti dai rappresentanti delle Conferenze dei Presidi, degli Ordini e dei Collegi professionali, nonché da membri designati dal CUN. Un settimo tavolo, dedicato alla definizione dei percorsi formativi per gli insegnanti della Scuola, è stato attivato nel mese di novembre. I lavori dei tavoli sono proceduti speditamente, in un clima generale di buona collaborazione, e per i primi sei tavoli si sono già conclusi lo scorso 18 gennaio con la definizione delle nuove classi di laurea ordinarie e specialistiche e dei crediti formativi vincolati a livello nazionale. Da notare in particolare una riduzione del numero di classi di laurea specialistiche.

Il Progetto Lauree Scientifiche

A riguardo delle misure previste per sostenere l'immatricolazione di studenti nei corsi di studio dell'area scientifica, può essere qui opportuno ricordare l'iniziativa denominata "Progetto lauree Scientifiche", prevista dall'art. 14 del Decreto Ministeriale 5 agosto 2004, recante le azioni per il perseguimento degli obiettivi della programmazione universitaria per il periodo 2004/2006.
Questo Progetto, risultato dei lavori di un tavolo tecnico "Miur-Confindustria" con la partecipazione anche della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze e Tecnologie, vuole dare risposte concrete alla crisi delle vocazioni scientifiche, comune a molti paesi dell'area europea, crisi che si sostanzia nella sensibile flessione da anni registrata nelle iscrizioni ai corsi di laurea in Chimica, Fisica e Matematica. L'ovvia conseguenza a lungo termine di tale flessione è la perdita di competitività del sistema Paese nell'alta tecnologia.
Il Progetto, di durata triennale, fruisce di risorse per un ammontare complessivo di 8,5 Meuro (a carico del Fondo per la Programmazione) e si articola in varie direzioni di azione: aggiornamento formativo degli insegnanti di scienze e di matematica della scuola media superiore, potenziamento dello specifico orientamento pre-universitario, organizzazione di corsi integrativi di matematica, revisione delle classi dei corsi di laurea in questione (21, 25 e 32), potenziamento degli stages, potenziamento dei percorsi post-lauream. Verranno coinvolti nel Progetto circa 14.000 docenti di Scuola media superiore. La sperimentazione del programma interesserà direttamente circa 10.000 ragazzi selezionati dalle scuole. I corsi integrativi di matematica riservati a studenti degli ultimi anni, selezionati dalle Scuole e tenuti presso gli Atenei, con l'ausilio di una docenza qualificata, coinvolgeranno in progetti pilota formulati dalle Facoltà di Scienze e dalle Scuole circa 1.200 studenti.

Il Disegno di Legge Delega relativo al reclutamento e allo stato giuridico del personale docente

Vorrei ora dare alcune informazioni sul disegno di legge delega sul reclutamento e lo stato giuridico del personale docente degli Atenei, da tempo in esame presso la Camera dei Deputati (AC 4735).
La VII Commissione della Camera ha già approvato sulla base delle linee d'indirizzo del "Patto per il rilancio dell'Università" un apposito articolo che individua gli obiettivi e i criteri generali dell'Università delle autonomie, nel quadro del Processo di Bologna e delle raccomandazioni dell'UE sul ruolo degli Atenei nell'Europa della conoscenza. In particolare:
● l'alta qualità nei processi formativi e nella produzione scientifica;
●l'utilizzo delle risorse secondo criteri di qualità, competenza, merito, attrattività, utilità sociale e competitività;
●l'utilizzo dello strumento della programmazione delle risorse per razionalizzare l'offerta e migliorare i servizi agli studenti in coerenza con le compatibilità finanziarie;
● l'adozione generalizzata di procedure di autovalutazione nell'attività didattica e nella ricerca;
● l'obiettivo del sostegno della competitività del Paese.
Dopo ampie consultazioni con i principali attori del settore ed una approfondita riflessione, sono state messe a fuoco varie proposte di modifica, che saranno presto prese in considerazione nel corso della discussione parlamentare, tra cui in particolare le seguenti:
la rinuncia all'abolizione della distinzione tra tempo pieno e tempo definito;
l'introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato, con lo stesso trattamento retributivo oggi spettante al ricercatore di ruolo, con contratti a termine rinnovabili per un periodo massimo di sei anni;
aumento al 50% della percentuale aggiuntiva rispetto ai posti da coprire per le prime tre tornate dei giudizi di idoneità da associato e incentivo alle chiamate da parte di università diverse da quella di provenienza;
limitazione a 6 anni del periodo massimo di attivazione delle cattedre convenzionate.

La Ricerca Scientifica: nuove modalità di intervento

Nel sempre più impegnativo contesto del processo di globalizzazione l'incremento della competitività tecnologica del sistema delle imprese costituisce una delle necessità più urgenti del Paese. A questo riguardo le 77 Università italiane, con il loro grande patrimonio di strumentazioni e di conoscenze, possono svolgere un'azione di notevolissimo rilievo, ben più sviluppata di quella attualmente in essere. In effetti negli altri grandi Paesi avanzati la collaborazione tra Università e imprese è molto più ricca e articolata che non nel nostro Paese. Vi è tutta una gamma di possibili azioni: le consulenze professionali, i servizi di misure speciali, i servizi di ricerca industriale, gli interventi di trasferimento tecnologico, le azioni formative specialistiche, la costituzione e l'esercizio di laboratori di ricerca congiunti pubblico-privati, la promozione di start up di alto livello tecnologico, eccetera. Purtroppo l'eccessiva frammentazione del nostro sistema industriale, ormai prevalentemente costituito da PMI, cioè da imprese per loro natura e dimensione disponibili al massimo ad azioni di R&S con ritorno certo e a breve termine, non facilita questa collaborazione. Comunque è in questa direzione che bisogna andare.
A questo grande obiettivo è finalizzata l'iniziativa dei distretti regionali di alta tecnologia, promossa dal Ministro Moratti a partire dall'inizio di questa Legislatura. Sono stati finora costituiti undici distretti regionali di questo tipo, ciascuno specializzato in settori ad alto ritmo di sviluppo tecnico-scientifico, tutti strutturati in modo da sviluppare al massimo le sinergie di collaborazione tra le Università, le industrie e i centri di ricerca industriali della Regione. I progetti di ricerca proposti nell'ambito dei distretti regionali fruiranno di cofinanziamenti nazionali nell'ambito del Fondo FAR per le agevolazioni alla ricerca industriale. Un importante obiettivo di questi distretti è la promozione di start up di alto livello tecnologico. Per facilitare lo sviluppo di queste microimprese si stanno ora predisponendo apposite strutture finanziarie in grado di fornire seed capital e venture capital.
Il Ministero, utilizzando fondi della programmazione, sta inoltre attivando una specifica azione sperimentale volta a promuovere i cosiddetti "industrial liaison offices" delle Università, uffici gestiti da esperti di trasferimento tecnologico aventi per obiettivo proprio lo sviluppo di collaborazioni tra l'Università e le imprese del territorio.

La valutazione dell'attività di ricerca delle Università

Concludo questa sintetica panoramica delle azioni in corso da parte del Ministero relative all'Università, segnalando che ormai da qualche settimana è entrata in piena funzione la struttura di valutazione dei principali prodotti di ricerca delle Università e dei Centri di ricerca pubblici, organizzata e diretta dal CIVR, basata su 20 "panel" di esperti di alto livello, nazionali e internazionali. Va veramente apprezzato che l'atteggiamento delle Università nei confronti di questo primo imponente e generale esercizio di valutazione operato da una struttura indipendente rispetto all'Università, sia stato di massima disponibilità e accettazione.

Conclusione

Ed ora una considerazione conclusiva. Tutti i processi che abbiamo finora qui considerato, miglioramento della qualità della docenza, maggiore adeguamento dell'offerta formativa alle esigenze del sistema produttivo, incremento dell'efficacia ed efficienza della ricerca universitaria, maggior sviluppo della collaborazione tra Università e imprese, eccetera, sono processi di grande complessità, coinvolgenti decine di migliaia di docenti e ricercatori, caratterizzati da tempi lunghi. Le disposizioni legislative e i decreti ministeriali sono certamente importanti, ma assai più importante, anzi determinante, è la generale condivisione della loro necessità ed urgenza e un'attiva partecipazione da parte di tutti al loro positivo evolversi.

A tutti, studenti, professori, personale tecnico-amministrativo, i più vivi auguri di un proficuo anno accademico. Buon lavoro!

 

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- ultimo aggiornamento di questa pagina 30/11/2007