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Caos Torino, ecco come la tecnologia potrebbe aiutare nella gestione dei grandi eventi

1527 feriti, tre sono gravi. È il bilancio di quanto successo a Torino durante la finale di Champions League di Juve-Real Madrid trasmessa in diretta in piazza San Carlo. Uno tsunami umano – ancora non è chiaro cosa lo abbia scatenato - ha travolto tutto e tutti.

A Stefania Bandini, docente di Informatica e direttore del CSAI Complex Systems & Artificial Intelligence Reseach center di Milano-Bicocca, che da anni si occupa dello sviluppo di modelli e tecnologie per lo studio e la simulazione della dinamica di folle e pedoni, abbiamo chiesto come prevenire incidenti di questo tipo.

Piazza San Carlo tratta da un frame del Tg1

I grandi eventi ancora una volta finiscono al centro della cronaca. Cosa non ha funzionato nella macchina organizzativa di Torino?
È presto per dirlo e, soprattutto, per un’analisi accurata bisognerebbe studiare a fondo quanto successo. Quello che è certo è che si è verificata una situazione che noi ricercatori definiamo “sindrome dell’uomo ubriaco”: in un ambiente anche mediamente affollato, le persone tendono ad allontanarsi dalla sorgente del fastidio (è il caso di qualcuno che ha comportamenti anomali, come una persona ubriaca che è potenzialmente “pericolosa” o fastidiosa). Questo è un fenomeno sociale usuale che, nel caso di Torino, è stato amplificato dalla paura di un attacco terroristico, anche se non reale. Il comportamento di chi probabilmente lo ha “innescato” - come si evince dai video diffusi subito dopo l'incidente - poteva apparire anomalo, fino a generare una fuga collettiva.
Questo allontanamento repentino ha causato una vera e propria onda di fuga, dove l’urgenza di allontanarsi è stata più forte della comprensione stessa. L’onda umana, ormai nel panico, si è propagata soverchiando tutti i presenti, fino agli sbocchi della piazza.

I centri storici delle città, e più in generale le piazze, sono luoghi idonei a ospitare eventi che richiamano migliaia di persone?
Le piazze sono nate per radunare gente, è impensabile chiuderne l’accesso per manifestazioni sociali di ogni tipo. E soprattutto non dimentichiamoci che la folle è un fenomeno che si auto-organizza: un episodio con un innesco di questo tipo può succedere ovunque, dalle metropolitane ai palazzetti dove si tengono concerti o manifestazioni sportive. 

E allora come fare per prevenire episodi di questo tipo?
La tecnologia e la ricerca potrebbero far tanto. Esistono dei simulatori che permettono di capire in anticipo cosa potrebbe accadere in caso di onde umane che si muovono dal centro verso l’esterno, ed esistono ormai anche strumenti che possono supportare i “crowd managers” a prendere delle decisioni in tempo reale. La normativa italiana tiene conto di fattori d’evacuazione di natura statica (ad esempio, dimensioni delle uscite in rapporto alla massa), e solo di recente si prende in considerazione l’aspetto dinamico del fenomeno, come, ad esempio, una propagazione di natura virale-contagiosa del panico, come in questo caso.

Inoltre, per studiare questi fenomeni è necessario un approccio di natura multidisciplinare, con tavoli tecnici integrati – psicologi, sociologi, ingegneri, architetti, informatici – così da prevenire le situazioni di pericolo, soprattutto in periodo storico come quello che viviamo oggi. In Bicocca, in occasione di Expo 2015, un team multidisciplinare ha lavorato all’analisi preliminare nell’area che comprendeva cinque padiglioni, proprio per validare la sicurezza degli spazi espositivi in caso di evacuazione (oltre che per la massima fruibilità) al variare della numerosità dei visitatori.

In altri Paesi si sta andando proprio in questa direzione
Sì, in UK, ad esempio, queste tecnologie sono predisposte a validazioni degli spazi in modo preventivo, e in futuro il loro utilizzo sarà sempre maggiore. Si tratta di un percorso inevitabile perché il numero dei grandi eventi come momenti di aggregazione collettiva sta crescendo ovunque, in contemporanea alla crescita degli attacchi terroristici. Ora bisogna lavorare perché gran parte delle tecnologie di supporto alla gestione della folla è ancora a cavallo tra ricerca e declinazione applicativa. Un ottimo stimolo per un ambiente accademico a forte vocazione di ricerca e di trasferimento tecnologico come la nostra Università.

 

 

In archivio dal: 24/06/2017


  
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- ultimo aggiornamento di questa pagina 27/06/2017