Marco Vighi, Dipartimento di Scienze dell'ambiente e del territorio
«In condizioni normali (vai all’approfondimento), una nave in navigazione che rispetta le regole, le rotte prestabilite e gli standard per la gestione delle emissioni e dei rifiuti ha tutto sommato un impatto ambientale tollerabile, non peggiore di altri tipi di viaggio o altre forme di agglomerati umani» spiega Marco Vighi docente di ecologia presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca. «Invece, il caso della Costa Concordia, arenata a pochi metri dal Giglio, è il risultato di una criminale inosservanza delle regole.».
Che cosa teme di più della Costa Concordia? Oltre alle vittime umane, per le quali purtroppo non si può più far nulla, i problemi principali sono due: lo scarico del carburante e la rimozione del “mostro”, prima che possa scivolare danneggiando fondali di enorme valore naturalistico. Per quanto riguarda il carburante, di sicuro le perdite ci saranno e saranno contenute solo se le operazioni saranno veloci e non cambieranno le condizioni atmosferiche. Se le operazioni si prolungheranno oltre la fine di gennaio i rischi aumenteranno. Comunque, oltre al carburante, le strutture e i materiali della nave rilasciano una quantità di altre sostanze nocive che non possono essere controllate.
Quali? Si può dare solo qualche esempio della quantità e qualità del danno. A bordo c’erano senz’altro una quantità molto importante di detersivi, prodotti per l’igiene personale e disinfettanti, medicinali, sostanze che diventano nocive se sversate nell’ambiente. I prodotti per l’igiene personale sono considerati una priorità ambientale dalla Commissione Europea. Tutti i tessuti e altri materiali presenti in una nave sono trattati con prodotti ritardanti di fiamma e ignifughi, molto nocivi per l’ambiente. Le strumentazioni elettriche, come batterie e accumulatori, sono piene di acidi e fluidi isolanti. Per quest’ultima funzione una volta si usavano i PCB (bifenili policlorurati) oggi regolati dalla Convenzione di Stoccolma, il trattato internazionale che controlla le sostanze particolarmente pericolose in quanto molto persistenti e con capacità di bioaccumulo nella catena alimentare. I PCB sono annoverati tra i 12 gruppi di sostanze più pericolose (la cosiddetta “sporca dozzina”). Tuttavia, anche le sostanze che li hanno sostituiti sono estremamente pericolose.
Si sarebbe potuto fare qualcosa? Non si poteva e non si può fare niente. Ma nessuno ne ha parlato subito, tranne un accenno di un responsabile della Protezione Civile, quando ha detto che la contaminazione, a prescindere dal carburante, c’è già stata. La magra consolazione è che si tratta di un area di mare abbastanza aperto e con molte correnti. Per molte di queste sostanze, col tempo, l’effetto diluizione e la degradazione potranno ridurre il rischio. Il rischio rimarrà però molto alto per le sostanze più persistenti e bioaccumulabili.