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Cyber-bullismo e uso delle tecnologie tra i giovani

Negli episodi di cyber bullismo la linea che separa vittime e persecutori è labile e le parti si invertono con molta più facilità rispetto al bullismo “tradizionale”.
Le tipologie di attacco maggiormente in voga sembrano essere la diffusione di fotografie e video imbarazzanti, la creazione di “hate page”, ed il furto di identità virtuale, usate per creare falsi profili sui siti di social network o inviare messaggi compromettenti a nome della vittima. 

La ricerca, presentata in occasione del convegno “Digital Learning. Scuola, apprendimento e tecnologie didattiche”, è stata realizzata dai ricercatori del Centro QUA_SI/Universiscuola Davide Diamantini e Giulia Mura.

L’obiettivo della ricerca è stato quello di ottenere una valutazione non solo della diffusione degli episodi di cyber-bullismo, ma anche della rappresentazione che i ragazzi hanno del fenomeno, delle differenze nella netiquette adottata, del peso che gli eventuali attacchi subiti hanno avuto nella loro esperienza personale, della distanza tra quanto i ragazzi ritengono lecito fare in Internet o utilizzando il cellulare e ciò che viene considerato illecito per la legislazione nazionale.

In Italia solo il 18% del campione dichiara di non aver subito nemmeno un episodio di aggressione virtuale negli ultimi sei mesi, il 37% è stato attaccato una o due volte, ed il 45% tre volte o più.

Nel confronto tra maschi e femmine, le ragazze dimostrano maggiore consapevolezza dei danni che possono fare con azioni di cyber bullismo.

I ricercatori pongono una particolare attenzione sul ruolo educativo di cui i genitori devono riappropriarsi anche in questo contesto:
«I genitori riconoscono nei figli una “autorità” superiore in materia di computer e sono rassicurati dal fatto che i figli restino in casa. Invece l’esperienza di vita deve poter essere trasposta anche nel mondo virtuale e il genitore deve mantenere vivo l’interesse su quello che è un momento di socializzazione importante per i ragazzi. Non farsi rassicurare dai filtri imposti a priori all’hardware, ma chiarire il fatto che le regole di buona educazione e convivenza civile vanno estese anche alle relazioni in Internet è l’unica strategia per restituire un ruolo educativo ai genitori e per rendere più sicuri i ragazzi».

Per maggiori informazioni si consiglia di leggere il comunicato stampa.

In archivio dal: 30/11/2010


  

  
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