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Dalla Cina a peso d'oro
foto Igor Villa
Igor Villa, professore ordinario di Geochimica, Università di Milano-Bicocca

Si chiamano terre rare, senza saperlo le usiamo tutti i giorni e la Cina ne detiene praticamente il monopolio. Con quali conseguenze? Come faremmo senza? Ne abbiamo parlato con Igor Villa, professore ordinario di geochimica dell’Università degli Studi Milano- Bicocca.

Terre rare: cosa sono?
Nel senso strettamente chimico, sono i lantanidi (gli elementi col numero atomico tra 57 e 71); secondo alcune classificazioni le terre rare includono anche gli elementi scandio e ittrio, affini ai lantanidi. Nel senso minerario ne fanno parte anche altri elementi, come niobio e tantalio, che hanno le stesse applicazioni industriali e hanno simili caratteristiche di rarità e sfruttabilità mineraria.

A che cosa servono?
Televisori a colori, lampadine a basso consumo, telefonini, elettronica, laser, magneti, hard disk dei computer, per fare qualche esempio. Gli altoparlanti dei vecchi stereo avevano grossi magneti, i microfoni dei nostri cellulari usano magneti al neodimio miniaturizzati. Il televisore a colori esiste perché c’è un composto di ossidi di terre rare che viene spalmato sullo schermo. Inoltre si impiegano nelle apparecchiature per la diagnostica medica.

Perché “rare”? Sono anche preziose?
La crosta terrestre ne contiene decine di parti per milione, mille volte più che oro. Furono chiamate rare dai loro scopritori due secoli fa, i quali chiamavano “raro” un elemento al di sotto dell’uno percento. Ciò che è scomodo e costoso è estrarle dalle rocce comuni nella crosta terrestre, per cui si devono cercare giacimenti dove si trovano arricchite, e formare e assoldare geologi allo scopo. La loro preziosità attuale deriva dalla domanda, cento anni fa non valevano niente.

E vero che la Cina ne ha praticamente il monopolio?
La Cina è la principale produttrice di elettronica ed è stata lungimirante: oggi è in grado di cercare, estrarre, elaborare, confezionare, vendere. Una filiera produttiva senza falle. Con geologi, ingegneri, programmatori formati in precedenza in gran numero, senza avere coscienza che dieci anni dopo alcuni sarebbero stati utili per questo scopo.

I giornali parlano di giacimenti alternativi…
La Cina controlla anche giacimenti in Africa. Persino quelli in Australia forniscono in parte l’industria elettronica cinese. Il venti per cento della produzione mondiale è negli USA, che lo sfruttano direttamente dalla miniera al prodotto finito.

Non c’è niente che possa sostituirle?
No. Un secolo fa se ne faceva a meno, e una volta esaurite le miniere attuali (si prevede tra un paio di secoli) bisognerà riabituarsi a riciclare quel poco che si può per le applicazioni mediche e tecnologiche veramente essenziali: per esempio tac, risonanza magnetica o le future microsonde di cui si sta parlando per miniaturizzare la diagnostica. Riciclare le terre rare dagli apparecchi elettronici significherebbe andare a “grattare” gli ossidi dagli schermi televisivi, dall’interno dei telefonini, eccetera. Per ora non si fa e sarebbe molto costoso.


  

  
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redazioneweb@unimib.it - ultimo aggiornamento di questa pagina 03/05/2012