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Genitori e open day, la soluzione Bicocca
Un open day in Bicocca
Un open day in Bicocca

di Lorenzo Mameli

Troppi genitori agli “open day” per gli studenti? In seguito all’acceso dibattito pubblico che ha coinvolto vari Rettori e alcune delle maggiori testate giornalistiche nazionali, ne abbiamo parlato con la professoressa Elisabetta Camussi, docente di Psicologia sociale e presidente della Rete dei servizi di orientamento dell’Università di Milano-Bicocca.

Agli “open day” genitori sì o genitori no?

È un tema molto rilevante e occorre parlarne apertamente, ma per cercare di sciogliere il nodo bisogna superare questo dualismo. Occupandoci da anni di “open day” e servizi di orientamento, abbiamo notato a partire dal 2010 una presenza sempre più massiccia di genitori che partecipavano accompagnando o addirittura sostituendo i figli. La questione è stata immediatamente analizzata dalla Commissione Orientamento di Ateneo: si trattava di un problema sociale emergente e così abbiamo deciso di studiarlo, non per giudicare, ma per comprenderlo, unendo azione e ricerca scientifica.

Quali sono le cause di questo fenomeno?

La crisi ha portato con sé una  dimensione di maggiore ansia e un desiderio di sicurezza che può condurre al tentativo di controllare il futuro dei figli. È vero, il contesto socio-economico attuale è complesso e le carriere non seguono più un andamento lineare, tuttavia la complessità è un tratto ineliminabile del mondo contemporaneo e all’Università si ha l’opportunità di acquisire, oltre alle competenze tecniche proprie dei corsi di studi, anche un altro tipo di abilità, rivolte a gestire la non-linearità della vita. Occorre dunque porsi almeno due domande, contestualizzandole rispetto al momento storico in cui viviamo: perché ha senso fare l’Università? Qual è il ruolo dei genitori oggi?

Cosa è stato fatto, allora, all’interno dell’Ateneo?

All’Università di Milano-Bicocca, tramite la Commissione Orientamento, abbiamo messo in rete le competenze scientifiche che possediamo. Nel 2012 è partita un’iniziativa autonoma, un “open day” parallelo dedicato specificamente ai genitori: è la prima esperienza in Italia, siamo già arrivati alla quinta edizione e quest’anno, il 27 febbraio, c’erano più di 300 persone. Il nostro obiettivo: costruire un luogo di incontro e confronto con le famiglie che ci permetta di applicare all’orientamento saperi di carattere psico-sociale, pedagogico e psicologico-clinico, per contribuire a regolare in maniera ottimale le distanze figli-genitori.

In che modo la ricerca può contribuire all’orientamento?

Prendendo in considerazione la letteratura scientifica, abbiamo notato che non ci sono dati statistici sull’influenza dei genitori nelle scelte universitarie degli studenti italiani. Una relazione molto più studiata, invece, per quanto riguarda le scuole superiori. La nostra linea di ricerca si sforza di quantificare dimensioni come l’ottimismo, la speranza, il pensiero positivo e la capacità di progettare il futuro. Come si trasmettono queste variabili dai genitori ai figli? Per ottenere un campione rappresentativo, abbiamo condotto due indagini parallele: la prima si concentra sui figli, mentre la seconda è dedicata ai genitori di quegli stessi studenti. Abbiamo così analizzato oltre 150 gruppi familiari e gli articoli scientifici sull’argomento saranno pubblicati nei prossimi mesi.

Accompagnare gli studenti e le famiglie in una scelta così importante è un compito delicato e complesso, ma immaginiamo che possa dare grandi soddisfazioni.

Nel corso dell’ultimo appuntamento abbiamo incontrato tanti genitori desiderosi di ascoltare, formarsi, informarsi e approfondire. La cosa più divertente è stata sentire qualcuno che, alla fine, ha detto: “Adesso voglio farla anch’io, l’Università”.


  

  
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- ultimo aggiornamento di questa pagina 21/08/2017