Inizio della pagina -
Logo dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca
|
Visita la Versione ad elevata leggibilità
|
Vai al Contenuto della pagina
|
Vai alla Fine dei contenuti
|
Vai al Menu Principale
|
Vai alla Barra di navigazione (sei in)
|
Vai al Menu di navigazione (albero)
|
Vai alla Lista dei comandi
|
Vai alla Lista degli approfondimenti
|
Vai al Menu inferiore
|
|Lista dei comandi|
I dati del lavoro che cambia in Lombardia

Quasi 19 milioni di “eventi”, tra avviamenti, cessazioni, trasformazioni e proroghe di contratti, analizzati tra il 2004 e il primo semestre del 2009. La quota maggiore degli avviamenti al lavoro (54 per cento dei 7.6 milioni di avviamenti totali) riguarda giovani tra i 20 e i 34 anni. Il 23 per cento degli avviamenti riguarda la popolazione con cittadinanza straniera. 

Sono i numeri della ricerca Dinamicità e sicurezza, i dati del lavoro che cambia, appena pubblicata dal Centro di Ricerca per i Servizi di Pubblica Utilità (CRISP) dell’Università di Milano-Bicocca sul mercato del lavoro in Lombardia.

Una mole di informazioni che interessa, complessivamente, le vicende lavorative di oltre 4 milioni di persone. È la prima volta, almeno a livello regionale, che un’indagine statistica viene realizzata su una base di dati tanto ampia e con il concorso di competenze multidisciplinari (statistiche, economiche, giuridiche). Ma si tratta di uno studio avanzato anche a livello nazionale poiché aggrega fonti informative diverse: statistiche ufficiali, dati di flusso, bilanci delle aziende «che consentono di effettuare confronti del mercato del lavoro lombardo con i contesti italiano ed europeo e di analizzare le dinamiche in essere sia per i lavoratori sia per le imprese», scrive nella presentazione al volume il presidente della Regione Roberto Formigoni. 

Ne parliamo col professor Mario Mezzanzanica, docente di tecnologie per la gestione delle informazioni nella facoltà di Scienze Statistiche e direttore del CRISP, che ha coordinato la ricerca. 

Quali sono i principali indicatori che emergono dall’analisi del mercato del lavoro in Lombardia tra il 2004 e il 2009?

Il quadro che emerge può essere suddiviso in due periodi distinti. Il primo periodo è quello che va dal 2004 fino alla metà del 2008, prima che la crisi si manifestasse, il secondo periodo è quello dell’avvento della crisi economica. Infatti, anche se l’analisi dei dati si ferma al primo semestre del 2009 già mostra molto bene l’impatto della recessione sul mercato del lavoro.
Le evidenze più importanti che emergono nel periodo 2004-2008 sono un forte dinamismo del mercato del lavoro lombardo, nel quale i tassi di occupazione crescono mentre i tassi di disoccupazione sono molto bassi, intorno al 3.4/3.7 per cento. Il confronto dei dati della Lombardia con quelli delle altre regioni-motore dell’economia europea (Baden-Württemberg, Catalogna e Rodano-Alpi, ndr), nel medesimo periodo, è molto interessante perché fa notare che ci sono due strategie differenti. Infatti, Germania e Francia hanno spinto molto sull’aumento del tasso di attività, cioè del numero di persone che in età lavorativa entrano nel mercato del lavoro. Nel mercato del lavoro lombardo, invece, i tassi di attività registrati sono più bassi, in particolare per due gruppi della popolazione lavorativa: i giovani fino a 34 anni e gli over 55. Ma, se guardiamo alla disoccupazione questo quadro si ribalta completamente perché il mercato del lavoro lombardo ha tassi molto minori rispetto agli altri motori per l’Europa. Queste differenze sono dovute a diversi fattori tra i quali possiamo citare da una parte una bassa attrattività al lavoro, in Lombardia e più in generale in italia, per le due popolazioni di cui sopra, dall'altra politiche effettuate a livello nazionale che tengono a favorire la scolarità per i giovani e hanno agevolato l'uscita dal mercato del lavoro dei più anziani (i recenti interventi sul sistema pensionistico porteranno significativi cambiamenti) e da ultimo un sistema di politiche passive (ammortizzatori sociali, varie forme di cassa integrazione) che hanno certamente contribuito a sostenere l'occupazione in periodi di criticità per le imprese. 

Come cambia lo scenario quando arriva la recessione? 

Si nota subito un calo forte dell’occupazione che, contemporaneamente, innalza il valore della disoccupazione portandolo, oggi, intorno al 6-7 per cento. Tuttavia, nello stesso periodo, negli altri paesi europei il livello della disoccupazione si è innalzato ancora di più. Un esempio è la Spagna che è stata molto penalizzata con un tasso di disoccupazione al 20 per cento.
Se osserviamo i dati di flusso, si nota già negli anni precedenti alla crisi, dal 2004 al 2008,  una forbice che si apre progressivamente tra la quota di contratti permanenti e la quota dei contratti flessibili, con questi ultimi che aumentano mentre i primi decrescono. Questo fenomeno con la crisi economica si accentua, infatti nel primo semestre del 2009 si arriva al 67 per cento dei contratti flessibili rispetto ai permanenti. Se guardiamo al turnover dei lavoratori, notiamo che nel 2007 era pari al 36.6 per cento mentre scende al 31 per cento nel 2009, diminuzione certamente dovuta al fatto che sono diminuite le opportunità di lavoro. 

Emerge qualche dato anche sull’andamento delle carriere professionali? 

Certo, l’indagine ha approfondito anche questi aspetti introducendo nuovi indicatori per conoscere le caratteristiche dei percorsi di lavoro. Attraverso modelli di analisi studiati ad hoc abbiamo creato dei cluster di percorsi di persone che hanno caratteristiche comuni e abbiamo individuato tre gruppi prevalenti: gli stabili, che pur cambiando lavoro mantengono la stessa tipologia contrattuale; coloro che migliorano il percorso passando da forme di inquadramento più flessibili a forme meno flessibili o permanenti e coloro che peggiorano perché passano da forme permanenti a forme flessibili. Su 2 milioni e 800 mila lavoratori osservati nei cinque anni, il 66 per cento risulta stabile nella tipologia contrattuale, il 21 per cento migliora la propria posizione, il 12 per cento peggiora. Riaggregando i dati possiamo dividere la popolazione in due grandi gruppi: coloro che pur cambiando lavoro non hanno problemi (il 70 per cento) e coloro che nel cambiamento incontrano difficoltà (il 30 per cento). In generale, il cambiamento è il fenomeno che caratterizza fortemente il mercato del lavoro di oggi, poiché è diventato una costante nella storia professionale dei lavoratori.
Queste analisi, entrando in maggior dettaglio, consento di distinguere le diversità tra i percorsi del lavoro e identificare quali sono i gruppi di persone che hanno maggior bisogno di interventi e di quali interventi hanno bisogno; in sintesi, consentono di passare a politiche mirate sul singolo anziché generaliste.
La nostra indagine ha introdotto un indicatore nuovo, perché abbiamo analizzato gli avviamenti non solo dal punto di vista dei contratti ma anche da quello delle qualifiche professionali che abbiamo raggruppato in high, medium e low skill. Emergono risultati molto interessanti come, ad esempio, l’impatto che la crisi economica ha avuto sulle qualifiche professionali. Per quanto riguarda gli avviamenti al lavoro abbiamo osservato una diminuzione delle quote per le figure professionali meno qualificate mentre c’è stato un aumento relativo per gli skill professionali più elevati. 

Quali sono gli elementi di innovazione della ricerca? 

Grazie al fatto che le comunicazioni obbligatorie da parte delle aziende avvengono per via telematica queste  analisi possono essere condotte in continuo, osservando i cambiamenti che riguardano i lavoratori in tempo sostanzialmente reale. Ciò consente di  trasferire tempestivamente le informazioni a chi programma, gestisce e valuta le politiche. Inoltre, sono stati elaborati modelli per migliorare la qualità dei dati, l'integrazione di fonti di dati eterogenee, nuovi modelli di analisi ed il sistema informativo progettato e realizzato  dal CRISP consente oggi di dare continuità alle analisi dei dati producendo mensilmente un aggiornamento delle stesse. Questo fatto contribuisce certamente a migliorare la conoscenza dei fenomeni in atto da parte dell'Osservatorio Federato del Mercato del Lavoro della Regione Lombardia. 

Se dovesse tracciare un bilancio complessivo cosa metterebbe in evidenza? 

Innanzitutto che l’alta mobilità del mercato del lavoro è un dato ormai strutturale, indipendentemente dalle forme contrattuali, riguarda soprattutto i giovani ma anche le persone che hanno una posizione già consolidata con un’età dai 35 ai 50 anni. In secondo luogo, c’è una crescita dei contratti flessibili rispetto a quelli permanenti. In questo quadro le criticità maggiori per i lavoratori si hanno con l’alternanza della qualifica professionale e con frequenti periodi di non lavoro. Ne consegue che uno dei fattori principali per la sicurezza delle persone, nel mercato del lavoro oggi, è certamente la professionalità in tutti i livelli di skill. Il sistema dei servizi a sostegno del mercato del lavoro dovrà tenere sempre più conto di ciò, affiancando al più tradizionale aiuto economico programmi che si facciano carico della qualificazione professionale dei singoli in tutto l'arco della vita lavorativa.


  

  
Guida dello studente 2011/2012
Software con licenza campus per studenti
Bicocca Open Archive - archivio aperto della produzione scientifica d'Ateneo
BNewsTV, una finestra sul campus
servizi di orientamento di ateneo
Iscriviti alla newsletter!
© 2005-2012 Università degli Studi di Milano-Bicocca - Piazza dell'Ateneo Nuovo, 1 - 20126, Milano - tel. 02 6448 1
Casella Posta elettronica certificata: ateneo.unimib@legalmail.it
redazioneweb@unimib.it - ultimo aggiornamento di questa pagina 03/05/2012