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L'Albumina è efficace contro la sepsi, uno studio conferma che potrebbe salvare fino a 6000 vite
Una ricercatrice in laboratorio

L'albumina è una proteina presente naturalmente nel sangue che svolge funzioni essenziali per regolare il corretto equilibrio dei liquidi e delle componenti del sangue e ha proprietà anti-infiammatorie.

Nei pazienti con sepsi (infezione da microorganismi patogeni che 'invade' il circolo sanguigno e può diffondersi a tutti gli organi e tessuti) la concentrazione di albumina è in genere diminuita. Iniezioni di albumina potrebbero migliorare il decorso della malattia, tuttavia l'utilizzo di questa sostanza è un aspetto da sempre molto dibattuto e controverso, con alcune ricerche che segnalano più rischi che benefici.

Lo studio ALBIOS

Per questo è stato pensato ALBIOS, uno studio che per tre anni ha coinvolto 100 rianimazioni su tutto il territorio nazionale e oltre 1.800 pazienti, realizzato a totale finanziamento pubblico dagli esperti del Policlinico in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, il Consorzio Mario Negri Sud, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e l'ateneo di Milano-Bicocca.

I risultati dello studio confermano una volta per tutte che la somministrazione di albumina può produrre vantaggi significativi in caso di grave sepsi, con miglioramento della mortalità pari al 6-7% nei casi con shock settico: quelli più gravi.

In Europa i pazienti con una diagnosi di sepsi grave o di shock settico sono il 15-20% di quelli ricoverati nei reparti di rianimazione, usare l'albumina nei reparti di terapia intensiva potrebbe significare salvare la vita a 5-6 mila persone in più ogni anno in Europa.

Il progetto ha permesso anche di creare una delle più ampie banche mai realizzate con i campioni biologici dei pazienti con sepsi. Le analisi hanno già permesso di seguire l’evoluzione dello shock nel singolo paziente e di caratterizzare nuovi marcatori di rischio, e saranno oggetto di nuove ricerche collaborative anche a livello internazionale.

 

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, è stato coordinato da Luciano Gattinoni, direttore del Dipartimento di emergenza urgenza della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano e del Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell'Università degli Studi di Milano.

Per saperne di più consultate il comunicato stampa.

In archivio dal: 05/04/2014


  

  
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