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La dottoranda e la BBC

Flavia Mancini, ventisette anni di Milano, è una dottoranda della Facoltà di Psicologia che sta completando il suo dottorato alla University College of London. Qualche settimana fa la BBC le ha fatto l'onore di dedicare un lungo servizio al suo progetto di ricerca sul dolore. Lo studio di Flavia e dei suoi colleghi dello UCL ha dimostrato che contrariamente a quanto si possa pensare, osservare il proprio corpo durante un'esperienza dolorosa può ridurre il dolore percepito. La ricerca di Flavia Mancini è partita in Bicocca dove svolge il dottorato Psicologia Sperimentale, Linguistica e Neuroscienze Cognitive con il tutoraggio di Giuseppe Vallar, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica e della Professoressa Emanuela Bricolo, docente di Psicologia Generale. Leggi il comunicato stampa.

Quando è iniziata la tua passione per la psicologia?
Al liceo il problema di come funzionasse la mente mi affascinava, leggevo qualche rivista divulgativa sul rapporto mente e cervello. Poi ho deciso di studiare psicologia per lavorare prevalentemente nel settore sociale e clinico, così ho fatto inizialmente. Sono però tornata in seguito alle origini, all’interesse per il funzionamento del cervello.

In cosa consiste lo studio?
Abbiamo testato le soglie del dolore in partecipanti sani e studiato come queste fossero modulate dal contesto visivo. Abbiamo scoperto che vedere la propria mano induce analgesia, e che come il nostro corpo ci appare (in questo caso, quanto grande) ha una influenza diretta sulla percezione del dolore.

Perché è importante aver scoperto la relazione tra il dolore e la vista?
Dal punto di vista scientifico, i nostri risultati mostrano che il dolore è un’esperienza multimodale, derivata dall’interazione tra differenti modalità sensoriali e fortemente legata alla rappresentazione del nostro corpo.
Dal punto di vista clinico, questa ricerca potrebbe aiutare al progresso delle terapie psicologiche per il dolore, suggerendo di tenere in considerazione semplici fattori percettivi, ovvero cosa si guarda.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane ricercatrice?
Dipende estremamente da caso a caso, ma in generale sono spesso veri gli stereotipi: duro lavoro, precarietà...però poi c'è la soddisfazione di occuparsi della propria passione.

In questo momento ti trovi a Londra nell'ambito del dottorato di ricerca che stai svolgendo in Bicocca, cosa significa per una giovane scienziata far ricerca in una delle più prestigiose università britanniche?
È molto stimolante e formativo.

Prospettive professionali?
Vorrei proseguire il mio cammino di ricerca e la mia formazione nell’ambito delle neuroscienze cognitive. 

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redazioneweb@unimib.it - ultimo aggiornamento di questa pagina 03/05/2012