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L’espressione vocale delle emozioni dipende dalla cultura di appartenenza.

 

 

Disprezzo, gioia, paura, orgoglio, rabbia, colpa, tristezza e vergogna. Sono tanti i sentimenti e gli stati d'animo che scandiscono la vita delle persone. Tutti esprimiamo queste emozioni usando un codice vocale specifico che è influenzato dalla cultura di appartenenza. Il risultato è una differenza notevole nel modo in cui un italiano accompagna con la voce il proprio disappunto o la propria gioia rispetto a un cittadino asiatico o del nord Europa. Per la prima volta, una ricerca durata quattro anni e recentemente pubblicata sulla rivista internazionale "Journal of Cross-Cultural Psychology", ha confrontato somiglianze e differenze nel modo in cui cinesi e italiani esprimono otto diversi stati emotivi attraverso la voce (appunto disprezzo, gioia, paura, orgoglio, rabbia, colpa, tristezza e vergogna).

Il progetto è stato messo a punto e realizzato da Luigi Anolli e Fabrizia Mantovani, del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell'Università di Milano-Bicocca, insieme a Lei Wang, professore di psicologia dell'Università di Pechino e direttore del Consiglio Nazionale Cinese di Pscicologia per l'Educazione Superiore, e ad Alessandro De Toni dell'Università Cattolica di Milano.

 

Il metodo della ricerca

48 laureandi di differenti facoltà, 19 italiani e 29 cinesi tra i 20 e i 24 anni, hanno preso parte al progetto leggendo ad alta voce, in uno scenario adeguatamente predisposto per rendere più realistica l'interpretazione, brevi storie di grande impatto, rappresentative dei diversi stati emotivi indagati. Successivamente le letture registrate sono state esaminate con sofisticate apparecchiature per l'analisi acustica digitale.

I risultati ottenuti, da un lato hanno ulteriormente sottolineato il ruolo fondamentale degli aspetti vocali nella manifestazione delle varie emozioni, dall'altro, hanno evidenziato che esistono significative differenze culturali in merito alle espressioni dell'emotività.

 

I risultati della ricerca

L'impiego di sofisticate apparecchiature per l'analisi acustica digitale e il ricorso a una metodologia rigorosa in linea con gli standard internazionali più avanzati della psicologia interculturale, hanno chiarito come tono, volume e ritmo della voce presentino variazioni sistematiche in funzione sia dello stato emotivo sia della cultura di appartenenza. In particolare, è emerso come l'espressione delle emozioni da parte degli studenti cinesi sia caratterizzata da uno stile più controllato e da minori variazioni di tono, volume e velocità di eloquio rispetto a quelli italiani, in linea con gli standard culturali orientali che pongono un forte accento sui valori della moderazione, dell'armonia relazionale e del rispetto dello spazio personale altrui.

Tali differenze risultano più consistenti nell'espressione di emozioni quali la gioia, la collera e il disprezzo. Inoltre, mentre gli italiani impiegano maggiormente le variazioni di tono e intensità della voce per caratterizzare i propri stati emotivi, i cinesi variano principalmente ritmo e velocità nel parlare.

«Le emozioni - spiega il professor Luigi Anolli, docente di Psicologia della comunicazione presso l'Università degli Studi di Milano - Bicocca - pur avendo una base biologica universale, si manifestano con stili comunicativi significativamente differenti, fatti spesso di sfumature e di indizi non verbali, in funzione delle credenze, delle aspettative, dei valori, delle relazioni sociali e delle pratiche emotive di ogni cultura di appartenenza».

 

Evitare i rischi di fraintendimento

La ricerca apre interessanti prospettive nella comprensione della comunicazione vocale delle emozioni, in particolare per quanto riguarda il ruolo dei fattori culturali. Ciò consente di capire meglio alcuni aspetti fondamentali della comunicazione emotiva nell'interazione fra persone di culture diverse. Basti pensare a contesti quali sanità, scuola, giustizia e azienda, caratterizzati da una crescente presenza multiculturale, nei quali la capacità di condividere emozioni riveste una funzione molto importante. I rischi di fraintendimento, spesso legati all'uso dei criteri della cultura di appartenenza nell'interpretare gli aspetti vocali dell'interlocutore, possono avere conseguenze negative nella costruzione di una relazione efficace, a livello umano e professionale.

Quelli che possono essere considerati, per esempio, un tono o un volume appropriato in una reazione di gioia o di collera per un italiano, potrebbero, al contrario, apparire eccessivi e fuori luogo agli occhi (e alle orecchie) di un interlocutore cinese, e viceversa. L'acquisizione di una maggiore conoscenza e consapevolezza delle differenze che esistono tra le diverse culture a livello vocale può favorire comprensione, sintonia, tolleranza e dialogo.

Lo studio è accessibile online sul sito del Journal of Cross-Cultural Psychology.

In archivio dal: 30/09/2008


  

  
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