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Non fu il veleno a uccidere Napoleone Bonaparte. Lo dimostra una ricerca dell'Università Bicocca
L'interno del reattore dell'Università degli studi di Pavia
L'interno del reattore dell'Università degli studi di Pavia

Una ricerca condotta dalle sezioni dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Milano-Bicocca e Pavia ha messo in luce che non è stato un avvelenamento da arsenico a uccidere Napoleone a Sant'Elena.

L'indagine realizzata da un gruppo di docenti guidati dal prof. Ettore Fiorini, docente di Fisica Nucleare all'Università Milano Bicocca e responsabile del Laboratorio INFN, ha esaminato i capelli dell'imperatore francese, custoditi in diversi musei, alla ricerca di tracce di arsenico.

La tecnica applicata è stata quella dell'attivazione neutronica, che ha due enormi vantaggi: da un lato non è distruttiva e dall'altro permette di ottenere risultati di grandissima precisione anche su campioni di piccolissima massa quali i capelli umani.

I capelli sono stati inseriti in capsule e quindi introdotti nel piccolo reattore nucleare dell'Università degli Studi di Pavia, dove ha sede la sezione pavese dell'INFN che ha partecipato alla ricerca.

 

Per garantire risultati più attendibili sono stati utilizzati campioni di capelli di Napoleone Bonaparte risalenti a diverse età della sua vita: fanciullo in Corsica, durante il suo esilio nell'Isola d'Elba, nell'isola di Sant'Elena il giorno della sua morte e in quello successivo.

Sono stati analizzati anche capelli del figlio Napoleone II, Re di Roma, dell'Imperatrice Josephine de Beauharnais, prelevati alla sua morte nel 1814 e, per comparazione, oltre ai capelli storici sono stati esaminati anche dieci capelli di persone attualmente viventi.

I capelli provenivano dai musei Glauco-Lombardi di Parma, Malmaison di Parigi e dal Museo Napoleonico di Roma.

 

"Nell'ambito dell'esperimento CUORE dell'INFN, che si sta realizzando per ricerche sulla massa a proprietà del neutrino - spiega Ettore Fiorini - si è costituita una collaborazione tra Milano e Pavia che ha permesso di raggiungere una elevata sensibilità nelle misure di elementi in traccia con la tecnica dell'attivazione neutronica. Si è quindi pensato di applicare questa tecnica anche a reperti di interesse storico quali i capelli di Napoleone".

"Questa attività multidisciplinare che coinvolge fisici, esperti di attivazione e tossicologi - continua Fiorini - è stata per me di grande interesse, con la speranza che possa essere utile per ricerche di carattere storico".

 

Angela Santagostino, tossicologa del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio, Università di Milano-Bicocca, che ha collaborato alla ricerca, commenta così i risultati delle analisi tossicologiche:

"Gli elevati contenuti di arsenico nei capelli dell'imperatore in periodi precedenti alla sua morte come in quelli dei suoi contemporanei, se confrontati con i livelli medi del metalloide contenuti nei capelli delle popolazioni umane attuali, dimostrano come nell'800 ci fosse una esposizione maggiore rispetto ad oggi all'arsenico".

"Il confronto dei livelli di arsenico nei capelli di Napoleone alla sua morte con quelli risalenti a periodi precedenti - aggiunge Angela Santagostino - fa pensare ad una esposizione cronica di discreta entità avvenuta nell'isola di Sant Elena, sembra però poco probabile pensare che la sua morte sia da attribuire ad un avvelenamento criminale intenzionale mediante somministrazione cronica di elevate dosi di arsenico".

In archivio dal: 22/02/2008


  

  
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