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Orientarsi (e orientare) nel labirinto della contemporaneità

di Lorenzo Mameli

Da Hacking Health al Congresso SIO, uno sguardo sintetico alla multidisciplinarità e alle ultime frontiere dell’orientamento nell’intervista alla professoressa Elisabetta Camussi, docente di Psicologia sociale e presidente della Rete dei servizi di orientamento dell’Università di Milano-Bicocca.

Professoressa Camussi, qual è oggi la frontiera dell’orientamento?

Il tentativo di avvalersi di tutti i contributi possibili. Il Congresso della Società italiana orientamento, organizzato con la Commissione di Ateneo, riguarda la ricerca e il confronto sulla dimensione contemporanea dello studio e del lavoro e si concentra su una progettualità strettamente legata al reale. Si ripromette, quindi, di sfruttare contributi e competenze che arrivano da ambiti molto diversi: tradizionalmente si parla di psicologia e pedagogia, ma oggi prevale la multidisciplinarità, con l’aiuto di antropologi, giuristi, sociologi, economisti, ingegneri e tecnologi.

Come possono convivere discipline tanto diverse?

La chiave di ciò che facciamo è la ricerca di strategie vincenti nella prefigurazione incerta degli scenari futuri: un labirinto in cui, dal punto di vista scientifico, le discipline cosiddette “soft” e “hard” possono e devono interagire. Quattro aree strategiche di intervento sono le differenze, l’inclusione, l'innovazione e gli alti potenziali, con una particolare attenzione ai diritti e a come possono essere tutelati o disgregati nel mondo del lavoro contemporaneo.

Come si svolgerà il Congresso SIO, che è dedicato appunto all’orientamento nella contemporaneità?

Il congresso della Società italiana per l'orientamento prevede una serie di lectiones magistrales, ma anche simposi multidisciplinari e tavole rotonde per un approfondimento che avvicini i ricercatori, i professionisti e la cittadinanza. Fra gli interventi di particolare rilievo posso citare quelli di due colleghi stranieri: Jacques Pouyaud, dell’Università di Bordeaux, si occuperà del tema del lavoro decente, mentre Jonas Masdonati, dell’Università di Losanna, parlerà dell’Adattabilità come concetto non passivo, non da subire ma da agire. Parteciperanno inoltre il presidente del Consiglio comunale di Milano Lamberto Bertolé, che è anche pedagogista, e numerosi autorevoli colleghi della Statale di Milano, del Politecnico, della Sapienza di Roma e del Consiglio nazionale delle ricerche.

Potrebbe farci alcuni esempi relativi alle tematiche trattate?

Ci saranno varie tavole rotonde che si concentreranno su un determinato focus e saranno formate da persone che ricoprono lo stesso ruolo: Prorettori e delegati all’orientamento e al placement, delegati degli Atenei alle relazioni con gli studenti in carcere e con le persone con disabilità. Ci saranno inoltre una tavola rotonda del Network universitario per il counselling ed una conclusiva dal titolo “Quale orientamento per il futuro? Approcci, strumenti, metodologie, tecnologie”.

Può l’orientamento avere obiettivi che si affacciano al di fuori del mondo accademico e della scuola?

Certamente sì. Tutto questo va nella direzione di cercare legami fra ricerca, territorio, cittadinanza e istituzioni a livello nazionale e internazionale, con progetti e interventi trasversali e condivisi. Parlo, per esempio, della formazione dedicata ad adulti e operatori dei Centri per l’impiego, volta a raggiungere persone con diversi livelli di istruzione, che magari non frequentano e non hanno mai frequentato l’Università. Il congresso SIO, infine, non trascura frontiere tecnologiche come quella della realtà aumentata, che può essere impiegata per dar luogo a iniziative di formazione e riabilitazione tramite computer, tablet, smartphone, visori, occhiali tecnologici… Questa concezione dell’orientamento vuole essere il più possibile strategica e inclusiva, non elitaria, per mettere in relazione il più ampio possibile di soggetti, problematiche e soluzioni.

Un progetto di particolare rilievo seguito proprio in questo periodo dall’Università Bicocca è “Hacking Health”: può spiegarci di cosa si tratta?

Il 27 settembre si è svolta la giornata dedicata ai tavoli tematici, che ha coinvolto medici, infermieri, giornalisti, comunicatori scientifici, professionisti di vari settori e altri cittadini per un totale di circa 150 persone esterne convenute spontaneamente. Hacking Health è un’innovazione, perché parte dalla realtà e cerca di dare risposte realizzabili a problemi concreti in ambito sanitario. Il progetto prevede 12 team interdisciplinari formati da 130 studenti della Bicocca che si sono misurati con il risultato di osservazioni etnografiche condotte in ospedali e varie realtà sanitarie lombarde e nazionali. Attraverso l’analisi del materiale sono stati identificati tre clusters, tre nuclei tematici principali: rethinking care, patience, system, ovvero ripensare la cura, il rapporto con i pazienti e il sistema. Con l’evento finale “Hackathon”, a novembre, bisognerà dare risposte concrete e tecnologiche alle problematiche individuate. Questo approccio permette di condurre una sperimentazione inedita, che fa leva sul rapporto fra studenti e cittadini e sull’implementazione di soluzioni tecnologiche guidate dal basso, per rispondere ai bisogni realmente espressi dalla comunità.


  

  
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- ultimo aggiornamento di questa pagina 11/08/2017