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Verso la scienza attraverso il teatro
Daniela Suman con il gruppo di giovani attori che recitano in "Ci sta-tistica"
Daniela Suman con il gruppo di giovani attori che recitano in "Ci sta-tistica"

Come il teatro può avvicinarci al sapere scientifico? Ce lo spiega Daniela Suman, co-autrice e regista di Ci-statistica insieme a Maria Antonia Piongitore. Laureata in scienze dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca con una tesi in filosofia della scienza (relatore il professor Telmo Pievani), Daniela si occupa di comunicazione e didattica della scienza ed è promotrice di laboratori teatrali che coinvolgono ragazzi delle scuole medie e superiori.


Com’è cominciato il tuo viaggio verso la scienza attraverso il teatro?

All’università i miei studi mi hanno portata ad approfondire gli aspetti filosofici e pedagogici della scienza, mentre il teatro è una mia passione fin da quando ero ragazzina: il teatro scientifico mi ha dato la possibilità di unire due mie grandi passioni. Dopo la laurea ho lavorato con alcune associazioni, ma la prima occasione “ufficiale” in cui ho messo in pratica ciò che ho studiato è stato due anni fa per il progetto “Lauree scientifiche”, in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca. In quell’occasione è stato organizzato un laboratorio teatrale che ha coinvolto alcuni ragazzi del liceo Einstein di Milano e da cui è nato lo spettacolo “La Scienza imperfetta degli uomini”.

Come nasce uno spettacolo come “Ci sta-tistica?”

Lavorare sulla statistica è stato abbastanza complicato, ma ci siamo divertiti molto! La statistica è probabilmente uno dei campi scientifici che viene percepito come più distante; per avvicinarci abbiamo utilizzato due testi: “La lettera di Pascal” di Keith Devlin, che spiega come la teoria della probabilità sia nata dal gioco d’azzardo, e “Mentire con le statistiche”, di Darrell Huff, un testo celebre e molto divertente. I testi ci hanno fatto da linee guida, ma in realtà la rappresentazione teatrale è frutto di un percorso di laboratorio: quando si inizia nessuno sa con esattezza quale sarà il punto d’arrivo. Con i ragazzi, quattro studenti dai 16 ai 19 anni, siamo partiti da un esercizio di improvvisazione teatrale: abbiamo proposte delle situazioni in cui dovevano “recitare” una storia, senza però raccontarla. Il racconto esplicito è arrivato dopo, quando, a partire dagli spunti più interessanti che sono emersi dall’improvvisazione, abbiamo lavorato sulle tecniche di narrazione per arrivare a scrivere una storia. A questo punto il lavoro più impegnativo per me e Maria Antonia Pingitore è stato quello di montare le storie per arrivare ad avere un testo coerente.

Perché proprio il teatro come strumento di avvicinamento alla scienza?

Per tanti motivi. Sicuramente perché il teatro crea suggestione, ma questa è solo l’aspetto più superficiale. La scienza è una grande narrazione, anche se spesso non è percepita come tale; il teatro quindi permette di fare da ponte e di riagganciare il processo di costruzione della scienza. Il sapere scientifico di solito è percepito come distante, riservato a pochi “cervelloni”; a scuola la scienza si studia sui manuali, dà l’idea di un sapere piatto, uniforme, ma questo è solo il risultato di un percorso. Il sapere scientifico in realtà nasce dallo scambio, dal conflitto e il teatro riesce a recuperare queste dimensioni, che normalmente si perdono nell’attività didattica tradizionale, rappresentandole sul palco. Senza contare che la narrazione teatrale permette di recuperare la storia umana degli scienziati, che poi è la storia di come nascono le idee.

Qual è il feedback che avete da chi segue gli spettacoli?

Una cosa da precisare è che io non penso affatto che attraverso il teatro si possa imparare un argomento scientifico; non si va a teatro per imparare la genetica o la statistica, ma per farsi stimolare un interesse, per ragionare sulla storia delle teorie scientifiche e per rendersi conto che la cultura scientifica non è solo per pochi. Il sapere in realtà è una rete, quindi l’interdisciplinarietà aiuta sempre, ti aiuta a capire meglio, a fare collegamenti. Sicuramente l’effetto della suggestione che la rappresentazione teatrale suscita nello spettatore funziona molto. Uno delle cose che ci fa più piacere poi è l’interesse che gli insegnanti manifestano per il metodo didattico; il mio sogno è che il teatro scientifico diventi uno strumento che non sostituisca, ma che affianchi l’insegnamento più tradizionale della scienza.

Sara Nocerino


  

  
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redazioneweb@unimib.it - ultimo aggiornamento di questa pagina 03/05/2012