Venerdì, 01 Dicembre 2017

Giornata internazionale contro la schiavitù: le spose bambine, intervista alla sociologa Patrizia Farina

Il 2 dicembre è la Giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù. Per ricordare questa giornata abbiamo intervistato Patrizia Farina, sociologa di Milano-Bicocca, su uno dei fenomeni tristemente legati al tema, ovvero quello delle spose bambine.

Prof. Farina, quanto e dove è diffuso il fenomeno delle spose bambine?

Si stima che nel mondo oggi vivano 700 milioni di persone coniugate precocemente. E saranno un miliardo e 200 milioni nel 2050 se le campagne di contrasto in corso non saranno efficaci.

Il fenomeno è diffuso soprattutto nei paesi poveri e soprattutto in Africa sub sahariana. Ad esempio in Niger il 76% delle donne coniugate si è sposato prima dei 18 anni, percentuali simili si osservano in Ciad, nella Repubblica Centrafricana e in molti altri paesi dell’Africa. In Pakistan, il paese cui si riferisce l’articolo, la proporzione è il 21%, relativamente bassa e comunque meno elevata che in Bangladesh o India.

E però necessario tenere presente che quella che a noi appare età precoce lo è meno in questi paesi perché le transizioni allo stato adulto dei giovani nati nei paesi poveri sono molto più rapide rispetto alle nostre e quindi “18 anni” può essere un’età a cui si associano responsabilità importanti come il matrimonio. Anche così però la pratica punisce chi la subisce, perché normalmente il partner non è scelto da chi si deve unire.

L’aspetto più tragico però riguarda le spose bambine sradicate dalla famiglia, dalla scuola e dal proprio contesto, ed esposte al rischio di maternità con gravi complicanze di salute. Ad esempio, sempre in Niger, il 30% delle spose ha meno di 15 anni, in Ciad il 29% così come nella Repubblica Centrafricana. Solo il 3% in Pakistan.

Perché il fenomeno è così diffuso?

Il fenomeno è davvero complesso: la povertà, la mancanza di istruzione, le pratiche culturali e l'insicurezza delle famiglie alimentano la pratica. Alla base però ci deve essere la convinzione che le bambine siano meno preziose dei bambini, ci deve essere cioè discriminazione. Le bambine spesso sono considerate un fardello per la famiglia, perciò sposare la figlia a un’età molto giovane può essere visto anche come un modo per ridurre le avversità economiche, trasferendole alla famiglia del marito.

Detto così i genitori sembrano mostri…

Non dobbiamo considerarli tali. Ricordate la storia di Pollicino? Amorevoli genitori hanno tentato ben due volte di abbandonare i figli nel bosco a causa della povertà. Il fatto è che per milioni di persone povere il matrimonio delle bambine può essere la migliore o l'unica opzione. In un certo senso, dove la povertà è veramente acuta, le famiglie credono che il matrimonio assicuri cibo e sopravvivenza alla figlia. Non è un caso che il matrimonio precoce aumenti nelle zone di crisi prodotte da un conflitto o da un disastro naturale (in Siria, ad esempio nel 2011 era il 12%, divenuto il 32% nel 2014).

Questo riguarda soprattutto le giovani e le bambine (l’86%).

Dare una figlia in sposa molto presto consente ai genitori di avere una persona in meno da nutrire, vestire ed educare. Fanno una scelta ed essendo le bambine di minor valore rispetto ai bambini, a parità di tutto il resto vengono sacrificate loro. Peraltro, questo si riflette positivamente per i figli rimasti, che possono godere del risparmio generato dalla partenza della sorella e negativamente per le bambine che interrompono il percorso di crescita (scuola prima di tutto) e hanno meno opportunità di scelta di vita.

Cosa fa al riguardo la comunità internazionale?

Le agenzie internazionali da qualche anno hanno nel mirino questo tema e agiscono in favore della riduzione della discriminazione, dunque ci vorrà tempo. Va detto che sono encomiabili anche le molte iniziative partite dal basso, principalmente dalle associazioni femminili che si oppongono alla negazione della libertà di scegliere quando e a chi unirsi, reclamando in definitiva il rispetto di un diritto umano.

a cura di Redazione Centrale, ultimo aggiornamento il 01/12/2017