Anno di corso: 1

Anno di corso: 2

Crediti: 9
Tipo: A scelta dello studente
Crediti: 3
Tipo: A scelta dello studente
Crediti: 3
Tipo: A scelta dello studente
Crediti: 3
Tipo: A scelta dello studente
Crediti: 3
Tipo: A scelta dello studente
Crediti: 10
Tipo: Altro

LE FORME DELLA MEDIAZIONE

Scheda dell'insegnamento

Anno accademico di regolamento: 
2018/2019
Anno di corso: 
1
Anno accademico di erogazione: 
2018/2019
Tipo di attività: 
Obbligatorio a scelta
Lingua: 
Italiano
Crediti: 
8
Ciclo: 
Secondo Semestre
Ore di attivita' didattica: 
56
Prerequisiti: 

Ammissibilità e disponibilità all’entrata nella casa di reclusione.

Moduli

Metodi di valutazione

Tipo di esame: 
Orale
Modalita' di verifica dell'apprendimento: 

L’esame si svolge in forma orale e consiste nella presentazione di una relazione scritta, individuale o in piccolo gruppo, su un tema a scelta, inerente alla tematica della mediazione, e nella discussione della stessa. Se la relazione è di gruppo si chiede la realizzazione di una piece teatrale della durata massima di circa 12 minuti che tematizzi l’argomento della relazione.

La valutazione viene fatta sulla relazione scritta e sulla discussione della stessa nel caso della relazione individuale, sulla relazione scritta e sulla pièce teatrale nel caso delle relazione di gruppo, dando, ad entrambi i casi, maggiore peso alla relazione scritta.

Valutazione: 
Voto Finale

Obiettivi formativi

Il corso, che si tiene in un luogo dove si incontra la sofferenza nella sua dimensione tragica cioè il carcere, intende, nella sua prima parte, introdurre il significato di mediazioneavvicinandolo alla tragedia greca.

Il corso, nella sua seconda parte, mette in evidenza come le storie di tutti i partecipanti si intrecciano, quasi a sovrapporsi le une alle altre in un altalenarsi tra singoli e gruppi, tra coscienza individuale e coscienza collettiva, come due sguardi differenti che si confrontano. L’obiettivo formativo quindi quello di uno sviluppo del sé al fine di potersi confrontare in situazioni di conflitto e sapersi relazionare empaticamente nella sofferenza e nella rinascita.

Contenuti

Fare mediazione significa prendersi cura con modalità inedite sul piano socio-istituzionale di comportamenti cosiddetti antisociali e/antigiuridici che producono in noi stessi e negli altri incomprensione, sensi di colpa, sentimenti di rivolta, risentimento, tradimento, rabbia, desiderio di vendetta, disonore, umiliazione. Per fare mediazione, dunque, occorre reggere la paura dei potenziali effetti distruttivi di questi sentimenti sociali e imparare a situarsi tra le persone che ne sono im-mediatamenteportatrici. E’ da quel non-luogo che il mediatore cerca di incontrare la fonte di quei conflitti che creano un vuoto, un isolamento dei singoli confliggenti nel proprio vissuto, nella propria versione dei fatti, nella propria solitudine e separazione dall’altro. La mediazione, nella prospettiva umanistica di Jacqueline Morineau, intende aprire col tempo, un nuovo spazio nella società contemporanea, poiché indica una strada lungo la quale le emozioni, gli affetti, i sentimenti sociali che sono messi a nudo, a repentaglio, violati, possono esprimersi attraverso la partecipazione ad un nuovo rito.

Programma esteso

Lo spirito delle pratiche di mediazione va individuato nel fatto che ad ogni gesto, a ogni atto che provoca in altri sofferenza, dolore, fa da contrappunto un luogoin cui tale dolore può essere detto e ascoltato (da A. Ceretti, Introduzioneallo Spirito della mediazionedi J. Morineau).

Il corso, che si tiene in un luogo dove si incontra la sofferenza nella sua dimensione tragica cioè il carcere, intende, nella sua prima parte, introdurre il significato di mediazioneavvicinandolo alla tragedia greca. Ma propone un tema più specifico quello della mediazione con sé stessi, scavando negli abissi della propria anima per incontrare i propri demoni e riconoscerli. Così si parla della maschera come metafora del diverso da sé, l’alter ego. In generale si ha una nozione negativa di maschera: ciò dietro a cui il volto dell’essere umano si nasconde. La natura della maschera è quella di essere doppia. Si tratta della doppia polarità dei suoi versanti: essa si affaccia verso l’interno e verso l’esterno, verso il mondo degli umani e verso quello degli dei/demoni, verso la luce e verso le tenebre. Ma alla natura della maschera, oltre alla doppiezza, appartiene anche di tenere uniti i due versanti e la doppia polarità (interno ed esterno).

Naturalmente questa sua ambivalenza nelle due direzioni risponde alla convenzione che le due metà dell’universo abbiano bisogno di essere mediate. La maschera infatti è potente e svolge la sua funzione di conciliazione degli opposti quando “interno” ed “esterno” non si corrispondono e l’universo tende a divaricarsi. In altre parole la maschera simboleggia la tendenza verso l’unità e non verso la dispersione. A questo proposito è significativa la doppia maschera rappresentata da Giano: dio delle porte verso l’interno e verso l’esterno, dio bifronte, giovane-vecchio del passato e del futuro, signore delle due vie, dotato del terzo occhio che vede tutto, l’occhio frontale che raccoglie le diversità. Così la maschera, intesa come oggetto nel quale confluiscono i vari aspetti dell’unità e della pluralità della persona, introduce al mistero dell’apparire.

Se la maschera assume la funzione di rito iniziatico che, nelle società antiche, permetteva sia l’abbandono della propria personalità sia il ritrovarne una nuova, oggi portare la maschera ha forse il significato insieme di mediazione con sé stesso e di mediazione con l’altro. Dunque lavorare sul conflitto e sulla mediazione con sé stessi significa fare i conti quotidianamente con il nostro doppio, ma anche con la molteplicità delle nostre identità e, infine, con le proiezioni delle nostre ombre. L’ombra non ha solo aspetti nascosti, rimossi o spiacevoli, ma ha anche istinti sani, impulsi creativi e buone qualità. Questo determina il conflitto continuo tra l’io e la sua ombra, risolvibile solo se l’individuo riesce a mediare tra le sue due parti permettendo loro di dialogare. In altre parole occorre assumere su di sé l’ambivalenza, l’incertezza, il riconoscimento della propria parzialità e provvisorietà per iniziare un percorso di trasformazione interiore accogliendo ciò che appare negativo e oscuro e ricomporre a unità le nostre parti divise.

Bibliografia consigliata

Per gli studenti frequentanti, i testi sono presentati durante il corso.

Per gli studenti non frequentanti:

Obbligatori
AA.VV, Università@Carcere. Il divenire della coscienza: conflitto, mediazione, perdono, Anima edizioni, Milano 2015.
J. Morineau, Lo spirito della mediazione, Franco Angeli Milano 2003.
A. Giasanti, Ombre. Il lato oscuro della società e la nuova etica, Franco Angeli, Milano 2011.

A scelta
A. Carotenuto, I sotterranei dell’anima, Bompiani, Milano 1993. 2008, pp.73-79.
A. Pizzorno, Saggio sulla mascherain “Studi culturali”, II,1, 2005
M.L. Von Franz, L’ombra e il male nelle favole, Bollati Boringhieri, Torino 1995.

Metodi didattici

Il corso, che si tiene presso la Casa di Reclusione di Opera (Mi), alterna lezioni interattive a lavori di gruppo, a giochi di ruolo e a pratiche di mediazione. Si consiglia la frequenza di questo corso per vivere appieno l’esperienza della mediazione in carcere.