Giovedì, 8 marzo, 2018

Milano-Bicocca capofila del progetto UNIRE contro la violenza sulle donne e il femminicidio

Capofila di un progetto contro la violenza sulle donne: è questo il ruolo dell’Università di Milano-Bicocca nell’ambito del progetto UNIRE, legato ad un bando della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le Pari opportunità per il finanziamento di progetti volti alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. Il finanziamento ottenuto è di 125 mila euro per la durata di 18 mesi.

Il titolo del progetto è UNIRE, “UNiversità Italiane in REte” per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, ovvero per la conoscenza e l’applicazione dei principi della Convenzione del Consiglio d’Europa (Convenzione di Istanbul). Il progetto intende creare e rafforzare un network universitario che favorisca lo scambio di informazioni, esperienze, pratiche e competenze fra le Università italiane e straniere.

Oltre all’Università di Milano-Bicocca sono state coinvolte altre dieci realtà: il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca (Miur), l’Università degli Studi di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Padova, Università di Trento, Università di Trieste, Università della Calabria, Università di Foggia, Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e l’Osservatorio Interuniversitario sugli Studi di genere, parità e pari opportunità di Roma, con l’obiettivo di estendere le attività a tutte le Università italiane.

Fra le azioni previste dal bando, assume particolare importanza la necessità di sviluppare progetti di formazione, ricerca e sensibilizzazione con l’obiettivo di prevenire la violenza di genere. L’Università, in questo contesto, è chiamata a svolgere un ruolo educativo, scientifico, culturale e sociale decisivo per eliminare pregiudizi dannosi, tradizioni discriminanti e modelli stereotipati nelle relazioni di genere che impediscono l’eguale rispetto fra donne e uomini.

Al fine di poter sviluppare azioni incisive sul territorio nazionale, un fattore cruciale è rappresentato dalla costituzione di una rete sinergica di Atenei italiani che non solo possa raccogliere informazioni sulle attività già esistenti in tema di contrasto alla violenza di genere, ma sappia anche produrre nuove azioni culturali, capaci di apportare un cambiamento. Come stimolare concretamente i cambiamenti positivi? Affrontando le problematiche su tutti i fronti, coinvolgendo tutte e tre le principali missioni dell’Università, didattica, ricerca e terza missione, con una particolare attenzione rivolta all’internazionalizzazione.

1) Attività di formazione rivolte soprattutto agli studenti da svolgersi in corsi di laurea, perfezionamento, master e dottorati che, elevando a valenza accademica la competenza del contrasto agli stereotipi e alla violenza di genere, si propongano: la formazione multidisciplinare di figure professionali che possano trovare opportunità lavorative presso strutture pubbliche e private che gestiscono le politiche di prevenzione e contrasto della violenza o entrano in contatto con donne vittime di violenza; il rafforzamento delle competenze di chi già svolge attività lavorative in questi campi.

2) Attività di ricerca per il sostegno di studentesse, studenti e docenti interessati al tema, finalizzata allo studio di strategie di prevenzione (educazione alle differenze, lotta agli stereotipi, adozione del linguaggio di genere nei contesti di formazione, educazione e socializzazione dei giovani) tramite la pubblicazione di tesi di laurea, di dottorato e articoli scientifici, oltre all’organizzazione di workshop e seminari dedicati.

3) Attività di terza missione grazie alla collaborazione con enti territoriali, associazioni della società civile e centri anti-violenza. Tutto questo accompagnato dalla raccolta di dati, di materiale documentario e modelli applicativi concreti con l’obiettivo di individuare, valorizzare e promuovere le best practices negli ambiti della formazione, dell’educazione e della prevenzione sul campo. Senza dimenticare le iniziative volte all’internazionalizzazione e quindi alla costituzione di una rete analoga con Università e istituzioni europee.

Oltre che con il Miur e il Dipartimento per le Pari opportunità, gli organizzatori prevedono ulteriori possibilità di collaborazione con la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (Crui), l’assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo e lo European Institute for Gender Equality (Eige) dell’Unione Europea. Il progetto è da intendersi come parte delle attività di EDV Italy Project – Contro la violenza domestica, il primo Centro di ricerca dipartimentale in Italia ad occuparsi della prevenzione di questo tipo di abusi.

«L’approvazione del progetto rende merito al lavoro svolto negli ultimi anni con alcune colleghe – spiega Marina Calloni, professoressa di Filosofia politica all’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice di EDV Italy Project – come Patrizia Farina, Claudia Pecorella e Giorgia Serughetti, che dal 2013 hanno condiviso con me il lavoro di questo Centro di ricerca. Avevamo iniziato prendendo spunto dal metodo britannico di contrasto alla violenza domestica in collaborazione con esperti, centri anti-violenza, associazioni ed istituzioni: ora siamo in grado di mettere in pratica questo metodo sperimentale nell’ambito di un corso di perfezionamento sul tema “La violenza contro donne e minori, conoscere e contrastare il fenomeno”. Ci auguriamo che in qualche modo il progetto possa contribuire a creare nuove mentalità non violente e che i femminicidi finiscano».