Un esame del sangue può rivelare il rischio di sviluppare più malattie croniche in età avanzata

Mercoledì 21 Gennaio 2026
Un team del Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con Milano-Bicocca, ha scoperto sette biomarcatori che permettono di prevedere la comparsa e la progressione di più patologie, aprendo la strada a interventi preventivi mirati
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Università Bicocca Milano - edificio Agorà U6

Un semplice esame del sangue potrebbe presto aiutare a capire chi, tra le persone anziane, è più a rischio di sviluppare diverse malattie croniche contemporaneamente.

Un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet ha infatti individuato sette biomarcatori ematici in grado di prevedere il rischio di multimorbilità, cioè la presenza di più patologie croniche nello stesso individuo, e la velocità con cui queste malattie tendono ad accumularsi nel tempo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.

Lo studio ha coinvolto oltre 2.200 persone di età superiore ai 60 anni provenienti dalla popolazione di Stoccolma. I ricercatori hanno analizzato 54 biomarcatori nel sangue, legati a processi biologici come l’infiammazione, il metabolismo, la salute vascolare e la neurodegenerazione.

L’analisi ha evidenziato che alcuni marcatori, in particolare quelli metabolici, sono strettamente associati sia a specifiche combinazioni di malattie sia alla rapidità con cui esse si sviluppano.

“Abbiamo scoperto che alcuni biomarcatori nel sangue, specialmente quelli collegati al metabolismo, possono anticipare non solo quali malattie tenderanno a comparire in combinazione tra loro, ma anche quanto velocemente,” spiega Alice Margherita Ornago, prima autrice dello studio, geriatra formatasi presso Milano-Bicocca sotto la guida del professor Giuseppe Bellelli e attualmente dottoranda presso l’Aging Research Center del Karolinska Institutet.

Tra i marcatori più rilevanti figurano GDF-15, HbA1c, Cistatina C, leptina e insulina, tutti costantemente associati alle diverse misure di multimorbidità considerate. Altri due, gamma-glutamiltransferasi e albumina, si sono invece rivelati legati alla velocità di progressione delle malattie.

I risultati sono stati confermati anche in un gruppo indipendente di oltre 500 partecipanti negli Stati Uniti.

“Questi dati suggeriscono che alterazioni nei processi metabolici e nella regolazione energetica dell’organismo rappresentano tra i principali fattori di rischio per la multimorbilità negli anziani,” aggiunge Davide Liborio Vetrano, autore senior dello studio e professore associato al Karolinska Institutet.

“In futuro, semplici esami del sangue potrebbero aiutare i medici a individuare precocemente le persone più a rischio e a intervenire prima che le malattie si manifestino.”

Il team di ricerca proseguirà ora seguendo nel tempo l’evoluzione dei biomarcatori individuati, per comprendere se interventi sullo stile di vita o terapie farmacologiche possano modificare il processo patologico.

Questo studio rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra Milano-Bicocca e il Karolinska Institutet possa generare conoscenze di grande impatto per la salute pubblica,” commenta Giuseppe Bellelli, direttore della scuola di specializzazione in Geriatria dell’Università di Milano-Bicocca. “Nei prossimi anni, questa sinergia sarà fondamentale per far progredire la ricerca sull’invecchiamento e trasformare le scoperte sui biomarcatori in strumenti efficaci di prevenzione e cura della multimorbidità negli anziani.

Lo studio è stato realizzato in collaborazione con il Royal Institute of Technology e SciLifeLab (Svezia), l’Università di Brescia e l’Università di Milano-Bicocca (Italia), e il National Institute on Aging (USA) ed è stato finanziato dallo Swedish Research Council, dal Karolinska Institutet e dal National Institutes of Health statunitense.

a cura di Redazione Centrale, ultimo aggiornamento il 21/01/2026