Utilizzare la luce per arrestare le aritmie cardiache: è il risultato ottenuto da un team di ricercatori di Milano-Bicocca, coordinato da Francesco Lodola, professore di Fisiologia del dipartimento di Biotecnologie e bioscienze del nostro Ateneo, e dalla ricercatrice Chiara Florindi come primo autore dello studio. La loro ricerca dimostra, per la prima volta, che è possibile controllare e interrompere aritmie mediante stimolazione luminosa, senza ricorrere all’optogenetica (tramite modifiche genetiche delle cellule) né alle attuali strategie terapeutiche, come farmaci antiaritmici o stimolazione elettrica. I risultati rappresentano la prima conferma sperimentale che evidenzia il potenziale della stimolazione ottica come alternativa alle strategie tradizionali e all’optogenetica: questo approccio potrebbe aprire la strada per lo sviluppo di nuove terapie antiaritmiche più mirate e meno invasive, anche se saranno necessari ulteriori studi per confermarne l’applicabilità clinica.
Il lavoro, pubblicato nell’articolo Optotermination of spiral wave reentry by a membrane-targeted phototransducer sulla rivista internazionale “Cell Biomaterials” (DOI: 10.1016/j.celbio.2026.100453), è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Harvard, l’Istituto Italiano di Tecnologia e il Politecnico di Milano. Il team ha sviluppato e validato una strategia basata sull’uso della luce per modulare l’attività elettrica delle cellule cardiache, utilizzando Ziapin2, una piccola molecola fotosensibile sviluppata dal Politecnico di Milano e caratterizzata dall’Istituto Italiano di Tecnologia - IIT, coperta da un brevetto congiunto tra le due istituzioni, capace di inserirsi nella membrana cellulare e modificarne le proprietà elettriche quando illuminata.