Un passo avanti per la diagnosi e la cura di una rara malattia autoimmune del fegato. Per la prima volta un gruppo di esperti internazionali ha definito criteri condivisi per riconoscere e trattare la sindrome variante PBC-AIH, una condizione che finora era stata affrontata con approcci spesso diversi da un centro all'altro. Il consenso, pubblicato sulla rivista Hepatology, è stato coordinato da Alessio Gerussi dell'Università di Milano-Bicocca e della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, insieme al professor Marco Carbone e al professor Ansgar W. Lohse dell'Università Medica di Amburgo-Eppendorf.
Pietro Invernizzi, Professore Ordinario dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, ha contribuito alla ideazione dello studio riconoscendo tra i primi l’esigenza di dedicarsi a questa condizione molto svantaggiata in cui si trovano i pazienti affetti da questa variante, rispetto a chi è affetto da una sola delle malattie.
La sindrome variante PBC-AIH è una condizione rara che si manifesta quando in uno stesso paziente coesistono caratteristiche della Colangite Biliare Primitiva (PBC) e dell'Epatite Autoimmune (AIH), due malattie autoimmuni del fegato. Negli ultimi decenni, le linee guida internazionali hanno fornito indicazioni eterogenee e talvolta contraddittorie su come definire, diagnosticare e trattare questa condizione, generando incertezza nella pratica clinica.
Per affrontare questo problema, è stata avviata un'iniziativa internazionale promossa dall'European Reference Network on Hepatological Diseases (ERN RARE-LIVER), dal Global PBC Study Group e dall'International Autoimmune Hepatitis Group (IAIHG), in collaborazione con l’European Society of Pathology. Attraverso un processo Delphi articolato in più round di votazione, un panel finale composto da 74 epatologi e 14 patologi provenienti da tutto il mondo ha raggiunto un consenso su una serie di punti chiave, a partire dalla definizione stessa della condizione: la sindrome PBC-AIH va definita come una "variante" e non come una sindrome da "overlap".